I cretini benintenzionati e i vigliacchi opportunisti

di Giuseppe Tramontana.

A Padova va così – Avevo deciso di non scrivere nulla fino al termine degli esami di maturità. Una forma di silenzio “political correct” autoimposto. Ma la cronaca e le vicende politiche mi trascinano per i capelli. Come saprete, a Padova, abbiamo un sindaco leghista, tale Massimo Bitonci, senatore della Repubblica Italiana, nonché ex sindaco di cittadella. E’ stata la sua un’elezione sull’onda del classico tema populistico della sicurezza. Prima si tratta di dipingere la città (o interi quartieri) in preda alle orde barbariche, una città in cui non si può dormire tranquilli, in cui trovi uno spacciatore ad ogni angolo, una vagonata di prostitute brasiliane o nigeriane ad ogni incrocio, ad ogni rifornimento di benzina, sotto ogni lampione o davanti ad ogni portone. D’estate e d’inverno, con il solleone o il gelo che ti trasforma le idee in stalattiti. Seminata la paura, ecco trovato il rimedio: il sindaco leghista che fa piazza pulita. E la gente ci ha creduto e l’ha votato. Come al solito, gli italiani – in questo caso accidentalmente padovani – hanno preferito la scorciatoia del populistico “ghe pensi mi”. E non è un caso che i twitter ai giornali di molti suoi (si presume) elettori rechino l’ashtag #bitoncipensacitu. Ad ogni schiavo, il suo buon padrone, recita un proverbio delle mie parti.

Responsabilità – Proprio un paio di giorni prima della fatidica domenica del ballottaggio, in una classe, ho chiesto ai ragazzi cosa ne pensassero dei programmi dei due candidati alla poltrona di sindaco di Padova, Ivo Rossi e Massimo Bitonci. Un ragazzo, appositamente interpellato, se n’è uscito con una battuta che mai avrei pensato di udire nell’aula della scuola in cui insegno, una scuola famosa per essere stata palestra di impegno politico e di democrazia, una scuola che già nel nome che reca, “Eugenio Curiel”, porta un patrimonio ideale di lotte per la democrazia, dibattiti, impegno, confronti, sensibilità e crescita civiche. Mi ha detto, il ragazzo: “A scuola, secondo me, non si deve parlare di politica.” Sono rimasto trasecolato, ovviamente, ma, in compenso, è stato in quel momento che ho capito chi avrebbe vinto il ballottaggio: il leghista. “Più una persona che appartiene alla grande massa (…) è apolitica – scrive Wilhelm Reich – e più facilmente diventa accessibile alla ideologia della reazione politica. Questa apoliticità non è però, come si crede, uno stato psichico passivo, ma un atteggiamento altamente attivo, una difesa contro il senso di responsabilità sociale.” Ripeto: contro il senso di responsabilità sociale. #bitoncipensacitu.

Aspettate e vedrete – Ma non tutto è andato così male. Almeno a scuola. All’indomani dell’insediamento del nuovo sindaco, un gruppo di miei studenti ha creato una pagina facebook dal titolo “Bitonci non mi rappresenta”. In essa hanno dato il via al dibattito intorno alle prime dichiarazioni del sindaco. Roba come il blocco della costruzione di piste ciclabili per sostituirle con parcheggi, la non concessione di spazi comunali ai musulmani per la preghiera di fine Ramadan, il pio anelito ultrareligioso di piazzare il crocifisso in tutti gli edifici pubblici. L’aspetto singolare è che, nel giro di poche ore, la bacheca della pagina si è trasformata in luogo di dibattito, essendosi fatti vivi anche dei “ragionevoli temporeggiatori”, cioè coloro che usano solo il ritornello “lasciamolo lavorare e poi giudichiamo”. In linea di massima, tale posizione è legittima, non fosse per una piccola questione. Di solito – anche questo fa parte del lessico dell’autoritarismo/ populismo indagato, negli anni Trenta, da Victor Klemperer e, più di recente, da Gustavo Zagrebelski – l’invocazione pretestuosa di questa banale formula di colpevole ignavia serve a giustificare qualcosa che, in partenza, appare ingiustificabile, ovvero a fornire legittimazione a qualcuno che altrimenti sarebbe priva di legittimazione, impresentabile, esecrabile. Cosa che, in questo caso, è la sua plateale xenofobia. Ma non solo. Oggi, a chi legga il Mein Kampf di Hitler la domanda sorge naturale: sapendo come l’autore la pensava sugli ebrei (e su come liquidare la cosiddetta ‘questione ebraica’), scritto lì, bello bello, nero su bianco, come fu possibile permettergli che attuasse i suoi piani malefici? E com’è che gente di ogni tipo, ex post, abbia giustificato la propria inattività/complicità sostenendo che non si poteva sapere, immaginare, credere, ecc. Era tutto scritto, perbacco!! Ma alla base, come dimostrano i bei racconti di Quando si spengono le luci di Erika Mann o Ognuno muore solo di Hans Fallada, all’origine ci fu sempre qualcuno che disse: “lasciatelo lavorare, vediamo quello che combina e alla fine giudicheremo”. Ma per molti di loro non fu proprio possibile giudicare, alla fine.

Bisogna fare attenzione – “E quando uno popolo si conduce a fare questo errore, di dare riputazione a uno, perché batta quelli che egli ha in odio (dare retta o fiducia al politico che promette di colpire coloro che il popolo odia, n.d.a.), e che quello uno sia savio, sempre interverrà (accadrà, n.d.a.) ch’e’ diventerà tiranno di quella città. Perché egli attenderà (tenterà, n.d.a.) insieme col favore del popolo, a spegnere (estinguere, n.d.a.) la Nobiltà; e non si volterà (dedicherà, nd.d.a.) mai alla oppressione del popolo, se non quando e’ l’arà spenta (avrà eliminato la Nobiltà, i migliori, n.d.a.); nel quale tempo, conosciutosi il popolo essere servo, non abbi dove rifuggire. Questo modo hanno tenuto tutti coloro che hanno fondato tirannidi in le repubbliche.” Parla di Niccolò Machiavelli, Discorsi, I, 40. L’odio è pericoloso. Tramite esso – spesso artatamente insufflato o alimentato – si comincia a desiderare la distruzione della e persone che reputiamo (o ci fanno reputare) nemiche, le persone che ci vengono indicate come pericoli per noi, per la nostra cultura e la nostra civiltà (le “radici”), per i nostri figli e le nostre donne. Di volta in volta, allora, si ritiene di fare cosa giusta dare fiducia a quanti promettono di “battere” quelli che detestiamo (o ci hanno fatto detestare), non importa se sono i ricchi, i poveri, i borghesi, i meridionali, gli ebrei, gli armeni, le donne, gli omosessuali, gli immigrati, i nomadi. L’odio spinge questa tipologia abbagliata di elettori a concedere poteri più o meno straordinari – comunque a dare fiducia – a coloro che si ripromettono di schiacciare i loro nemici. E , per questo, chiedono approvazione, anche nel caso in cui – nell’emergenza – occorre sospendere i diritti civili, limitare i diritti umani, modificare o violare la Costituzione. Ché le leggi, le regole la Costituzione ci sono, ma – in Italia, soprattutto – valgono e si applicano finché non scatta la causa superiore: in quel caso, si sospende tutto e si va avanti con leggi e prassi eccezionali (rectius, illegali e incostituzionali). E così accadrà – come ci mette in guardia il grande Segretario fiorentino – che. Prima o poi, la persona scelta per odio verso qualcuno, volgerà poi il suo potere contro i suoi vecchi sostenitori. “I nostri nonni che appoggiarono Mussolini – scrive Maurizio Viroli (Scegliere il principe, Laterza, 2013) – perché desse una bella lezione agli odiati socialisti ed agli ancora più odiati comunisti si trovarono poi privi di ogni libertà civile; molti di loro furono mandati a morire in Africa, in Grecia o in Russia o videro le proprie case crollare sotto i bombardamenti alleati, mentre per gli ebrei si aprirono le porte dei vagoni blindati e dei campi di sterminio.” A Padova, invece, più prosaicamente, potrebbe rivelarsi un’impresa sovversiva andare a mangiare un kebab.

Benintenzionati – Ho paura dei cretini benintenzionati. Ma ancor di più dei vigliacchi opportunisti.

Amici – Tra i miei amici di facebook c’è un ragazzo che l’anno scorso, in un Liceo Scientifico di Camposampiero, in provincia di Padova, ha sostenuto gli esami di Stato davanti alla Commissione di cui facevo parte anch’io. Niente di male. Qualche giorno dopo la fine della sessione, mi chiese l’amicizia e non gliela negai. Adesso ho scoperto che anche lui è un sostenitore di Bitonci. Ha scritto qualcosa del tipo “Bitonci è la dimostrazione che quando c’è la volontà di fare, le cose si possono fare.” Anche in questo caso è palese la tiritera populistica dell’uomo del fare/del concreto/ del lavoro. Ma non è di questo che vorrei parlare e nemmeno del fatto che si tratti di uno (ex) studente: nessuno scandalo: anche in alcune mie classi vi sono stati studenti che hanno appoggiato l’allora candidato (e attuale sindaco) leghista. No, vorrei parlare di una singolare coincidenza. II nome di quel ragazzo mi ha richiamato alla memoria qualcos’altro. La sua tesina. Sono andato a scartabellare nell’archivio, tra le tesine ivi conservate, ed ho trovato la sua: “La musica nei lager. Mario Castelnuovo-Tedesco”. Ricordavo bene, dunque. Questo ragazzo, che è anche un musicista e presenta una bacheca ricca di riferimenti musicali raffinati e di livello, aveva predisposto un approfondimento (la tesina, in gergo) sulla musica nei lager, occupandosi in particolare di questo compositore, Mario Castelnuovo-Tedesco, deportato prima a Buchenwald e poi a Dachau. Presumo che conosca bene quel periodo, l’ascesa al potere di Hitler, il nazismo e, soprattutto, la politica discriminatoria, di odio verso il diverso e le conseguenze di quell’odio medesimo. Presumo. Giacché mi sono chiesto: com’è possibile che, sapendo tutto ciò, sia un sostenitore di Bitonci? Voi direte, ma mica sono uguali Bitonci e Hitler. Certo che no. Ma la logica della “sangue e suolo”, del “prima i padovani (o i veneti o i tedeschi)”, di una nostra superiorità razziale-culturale nei confronti dell’immigrato-diverso, l’ossessione per l’ordine e la pulizia (ipocritamente esteriore) contro l’immigrato insozzatore e deturpatore della nostra superiore civiltà sono cose che avvicinano i due. Dov’è il punto, quindi? Il punto è sempre quello: chi on conosce la storia, è destinato a ripeterla. C’è poco da fare. Gli italiani non conoscono la storia e non accennano a volerla conoscere. E non conoscerla significa anche essere incapaci di effettuare scelte consapevoli e razionali (anziché dettate dalla “pancia”). Un elettore, un cittadino, che conosce la storia, dice Viroli, “è sicuramente più attrezzato a capire i tempi e le circostanze rispetto a quelli che non la conoscono e dunque può meglio di loro evitare errori tragici per la patria.” Mi sa che il ragazzo di Camposampiero la sua tesina la fece, ma non la capì. Trattò quell’argomento, ma non lo comprese. Altro che approfondimento, più superficiale di così!? E mi sa che ancora una volta devo dare ragione ad Antonio Gramsci: la storia insegna, ma non ha scolari.

Dedica – Invece, desidero dedicare ai ragazzi della pagina “Bitonci non mi rappresenta”, che stanno assaggiando le insidie, i turbamenti e il gusto della dialettica politica, la seguente poesia di Alekos Panagulis:

“Buona cosa la Logica e la Saggezza
Quando però c’è Libertà.
Le Tirannidi si abbattono con Lotte.
Col sangue si scrive la favola della libertà.
Fratelli che vivrete dopo di noi
non maledite i vigliacchi
che hanno esitato ad entrare nella Lotta
Abbiate pietà di loro e continuate la nostra strada.”

Non a caso, il titolo della poesia è “Continuate”.
Continuiamo.