Ho fatto del nulla la mia causa

di Giuseppe Tramontana.

Renzi – “Ho fatto del nulla la mia causa” (Max Stirner, L’unico e la sua proprietà).

Serra – Ma chi è questo Davide Serra e cosa fa nella vita? La domanda mi è sorta quando l’ho sentito sproloquiare, seduto ad un tavolo – “il più frequentato”, ci assicurano i giornalisti – della Leopolda, sulla restrizione del diritto di sciopero. Così sono andato ad informarmi. Sono curioso, che ci posso fare. Che ti scopro, allora? Che questo signorino 43enne, genovese, è il manager del fondo Algebris, un fondo che gestisce – si fa per dire – i cosiddetti “non performing loans”, cioè i crediti non riscuotibili delle banche. Insomma, come dire, i protesti o giù di lì. Si tratta spesso di mutui di persone che hanno perso il lavoro o di prestiti concessi ad aziende in crisi. Serra li acquista e poi riscuote dai debitori. Una sorta di recupero crediti, insomma. Sulle spalle dei disgraziati. Profitti attesi: il 15 per cento l’anno. Così la finanza specula sulla crisi. Così la finanzia che specula sulla crisi finanzia un presidente del Consiglio che dovrebbe attuare misure contro la crisi. Uhm, c’è qualcosa che non torna.

Altrui – “Non è un congresso di partito, non è un raduno di corrente, non è un workshop sul lago. La Leopolda è una purissima rappresentazione mediatica, in cui anche un respiro rimbalza sulla rete e diventa immediatamente streaming, tweet, selfie, evento, Alessandro Baricco e Oscar Farinetti, ma è anche il momento in cui il popolo di Renzi si fa di carne e di sangue: volti, voci, mani che si toccano, aria viziata che si respira tutti insieme.” Così presenta, in un suo articolo la Leopolda 5, il giornalista Marco Damilano. Ma il bello viene dopo. La Leopolda rivela, appunto, chi sta dietro Renzi, la sua “rete di amicizie, un gruppo di influencers passato in pochi mesi dalle web community riservate su whatsapp alla gestione di ministeri, enti pubblici, banche.” Ecco, allora, che si svela in che modo il premier Matteo I il Giovine abbia piazzato le bandierine delle amicizie, delle lobbies, degli amici finanzieri, manager, confindustriali, faccendieri, sulla carta geografica della industria ad influenza statale. Così, ad esempio, all’Enel è andato l’avvocato Alberto Bianchi, eminenza grigia del renzismo e presidente della fondazione Open, che cura l’organizzazione della Leopolda. E poi, Fabrizio Landi, leopoldino tre, in Finmeccanica e Diva Moriani, che lavorava a Intek con Vincenzo Manes, finanziatore della fondazione Open, piazzata ad Eni, così come l’economista Luigi Zingales, quello della requisitoria, alla Leopolda del 2011, contro “l’Italia governata dai peggiori.” Poi ci sono glia mici: Elisabetta Fabri, presidente della catena alberghiera Star Hotels, collocata alle Poste, la lobbista di lungo corso Simonetta Giordani, già responsabile delle relazioni istituzionali di Società Autostrade, alle Ferrovie, così come l’avv. Federico Lovadina, consigliere dell’Ataf, l’azienda dei trasporti di Firenze (ce ne sono tanti di toscani e di fiorentini, in particolare). C’è poi il banchiere Cosimo Pacciani, della Royal Bank of Scottland, oggi all’European Stability Mechanism (Esm), il fondo salva-stati, che vive a Londra, appoggia Renzi e nel 2011 è stato lo speech alla Leopolda. E ci fermiamo qui. Tutti al seguito di Matteo I il Giovine. “I giovani hanno tutto il coraggio delle opinioni altrui,” diceva Ennio Flaiano. Altrui. Appunto.

Scuola dell’obbedienza – Io non credevo, ma per entrare nell’esercito basta la licenza media, ex scuole medie inferiori per intenderci (GU 4a Serie Speciale – Concorsi ed Esami n.74 del 23-9-2014). Per obbedire non serve la cultura. Anzi, può essere persino pericolosa: metti, ad esempio, che qualcuno comincia pensare con la propria testa… e dove finiamo? Questo spiega più di mille volumi e altrettanti articoli la ratio della politica governativa in materia di istruzione.

Piddì piddì – Quando vedo i giovini rampanti del PD che, con frasette fatte, patinate e vacue, si assottigliano fino all’evanescenza dietro ad un qualsiasi microfono, mi vengono in mente le parole del divino Segretario fiorentino: “Quanto felice sia ciascun sel vede/chi nasce sciocco ed ogni cosa crede!” E, il peggio è che vorrebbero darla a bere anche a noi. E per insufflarci le loro minchiate dalla vertiginosa superficialità spacciata per modernità le provano tutte. “Uno sciocco – diceva La Bruyère – non entra, non esce, non si siede, non si alza, non tace, non sta in piedi come un uomo di spirito.” Lasciando perdere il non stare – metaforicamente – in piedi, soprattutto non tace. E dispensa idiozie, banalità e insolenze a manetta. E l’identikit-tipo ci porta alla Picierno.

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