Guerra

di Giuseppe Tramontana.

Guerra – A me pare che l’ultima guerra che abbia avuto una parvenza di giustificazione sia stata quella del Golfo del 1991. In quell’occasione – ricorderete – scattò l’attacco in seguito all’invasione, il 2 agosto 1990, del Kuwait dal parte delle truppe irakene. Poi? Nel 2001 gli Usa attaccarono l’Afghanistan. Da poco c’era stato l’attacco dell’11 settembre e gli statunitensi pensarono bene di sbrindellare l’Afghanistan talebano per distruggere al Qa’ida. C’erano prove che fosse coinvolto il regime di Kabul? No. Anche perché gli attentatori delle Torri Gemelle tutto erano fuorché afghani (15 erano sauditi, 2 degli Emirati Arabi, un egiziano e un libanese: tutti paesi aventi ottimi rapporti con gli USA) ed alla fine Osama bin Laden (come volevasi dimostrare) venne scovato e ucciso ad Abbottabad, Pakistan. Poi, nel 2003, toccò nuovamente all’Iraq. La scusa? Le famose ‘armi di distruzione di massa’, rivelatisi inesistenti, come confermò successivamente il Segretario di Stato Colin Powell, lo stesso che, al Consiglio di sicurezza dell’ONU, agitò la famosa fialetta contenente un liquido giallastro, che – a suo dire – era un composto chimico letale, proveniente dagli arsenali di Baghdad (quando, invece, gli ispettori dell’ONU non avevano trovato alcunché), per dimostrare che Saddam le micidiali armi chimiche ce le aveva davvero e che avrebbe potuto usarle. Ora, è la volta della Siria (anche se, come si sa, l’obiettivo vero e ultimo resta l’Iran). Il bombardamento chimico della popolazione civile c’è stato davvero? E’ stato davvero opera di Assad? E che convenienza poteva avere in una zona già sotto controllo governativo? Chi sono i ribelli? E’ vero che tra loro si nascondono, oltre che gli islamisti, anche mercenari e agenti segreti di mezzo Medio Oriente? Nessuna risposta a queste domande, ma gli americani l’attacco lo vogliono o stesso. D’altra parte, comandano loro e, alla fin fine, fanno quello che vogliono. Tuttavia, guardando le cose in prospettiva, mi tocca dare ragione ad Ortega y Gasset: “la guerra non è un istinto, ma un’invenzione”. E sappiamo anche di chi.