Giovanni Falcone

di Saverio Lodato.

Commemorare Giovanni Falcone una volta all’ anno, in Italia, è sempre stato uno sport nazionale molto in voga. In fondo, gli anniversari del sacrificio di grandi uomini mettono i vivi nella comoda posizione di tacitare la propria coscienza con uno sforzo minimo, una sorta di “semel in anno”, non carnascialesco certo, ma funerario. Semel in anno c’è posto per il ricordo delle vittime.
Semel in anno si presenta l’occasione ghiotta delle passerelle istituzionali, con gran folla di concorrenti.
Semel in anno, possono battere un colpo – quale meraviglioso attestato di esistenza! – fondazioni e centri studi che percepiscono lauti finanziamenti e qualcosa – pro forma – devono pur farla.
Semel in anno la voce contro la mafia ha da farsi sentire forte e chiara.
Semel in anno qualche migliaio di giovani vengono imbarcati su una grande nave perché qualcuna delle più alte cariche dello Stato possa tagliare il nastro a terra, ma arrivando dal mare.
Insomma, il concetto dovrebbe essere alla portata di tutti.
Vale per Giovanni Falcone, e vale, a seconda del capriccio del calendario (che proprio quel giorno, invece, fu scelto con ferocia e freddezza dagli assassini) per tutti coloro i quali lo precedettero o lo seguirono nell’estremo sacrificio della vita.

Ecco spiegata la ragione per cui con molta riluttanza ci ritroviamo anche noi nel calderone di quanti partecipano alla commemorazione di Giovanni Falcone. Ma almeno cerchiamo di dire le cose come stanno, non indulgendo al coro degli incensatori interessati, alla grancassa delle prefiche alle quali di vita e morte di un magistrato straordinario non importa un accidenti.
La prima cosa che colpisce è che l’esempio di  Falcone, nonostante questa politica, nonostante queste istituzioni, nonostante questa Italia, mantiene quasi all’infinito, accrescendola, ove possibile, la sua attualità. Abbiamo detto: “nonostante”, ma sarebbe stato più giusto scrivere: “proprio per”, essendo i due poli in diretto rapporto di causa e effetto. Vediamo perché.
Giovanni Falcone è “attuale” al cospetto di un ministro della giustizia, Anna Maria Cancellieri, che rimase al suo posto pur intrattenendo rapporti costanti con l’intera famiglia di Salvatore Ligresti, un condannato in via definitiva.
Giovanni Falcone è “attuale” perché un ex presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, condannato a quattro anni di detenzione per frode fiscale può cavarsela settimanalmente con qualche ora di “servizi sociali” fra gli anziani mentre gli viene riconosciuto il ruolo di “statista” chiamato a riscrivere le regole.
Giovanni Falcone è “attuale” al cospetto di un ex ministro, Claudio Scajola, di un ex deputato, Amedeo Matacena, di un ex senatore, Marcello Dell’Utri, che fanno apparire, con i loro comportamenti – l’auto iscrizione al club dei “perseguitati politici” enfatizzata da giornali e studi televisivi specializzati in questo servizio – le vicende giudiziarie che li riguardano come telenovelas perennemente appese al filo della casualità.
Giovanni Falcone è “attuale” al cospetto di un capo dello Stato, Giorgio Napolitano, che mise nel tritacarne mediatico e istituzionale, senza tradire il benché minimo rossore, un pugno di magistrati palermitani che avevano deciso – prima coordinati da Antonio Ingroia, poi da Nino Di Matteo – di raccogliere il meglio dell’eredità falconiana indagando sulla “trattativa” Stato-Mafia.
Giovanni Falcone resta “attuale” in un Paese in cui, un capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha preteso e ottenuto che le sue telefonate con l’indagato Mancino Nicola fossero mandate al macero.
Giovanni Falcone sarà “attuale” sin quando personaggi della politica, del giornalismo, storici perfino, cervelloni dalla lunga coda, avranno il patentino in regola per guidare la cabina di regia della “macchina del fango”.
Giovanni Falcone resterà “attuale” sin quando un Consiglio Superiore della Magistratura troverà normale mettere sotto inchiesta, prima di archiviare il suo “caso”, proprio Nino Di Matteo, pesantemente minacciato di morte. E minacciato da chi? Minacciato dallo Stato-Mafia e minacciato dalla Mafia-Stato.
Giovanni Falcone è “attuale” perché nessuno, forse neanche lui, avrebbe immaginato sin dove si sarebbero spinte quelle “menti raffinatissime” di cui mi parlò qualche giorno dopo il fallito attentato dell’Addaura.
Dobbiamo continuare? Non basta?
C’è solo da concludere che Giovanni Falcone è stato assassinato in quanto “incompatibile” con questa Italia. Oggi come ventidue anni fa.
Con quest’Italia appaiono invece perfettamente “compatibili” tantissimi che, anche questa volta, lo commemoreranno “semel in anno”.

antimafiaduemila.com, 21 maggio 2014.

saverio.lodato@virgilio.it