GIORNATA DELLA MEMORIA. Un fatto vale più di 1000 parole

di Maria Stoppato.

Austria, ciclovia del Danubio. Era un’estate come le altre quella, ma quelle due settimane hanno fatto la loro parte per renderla faticosa. Durante le varie tappe ci fermavamo a visitare paesini o città più o meno grandi, le giornate sono state una piccola prova fisica per tutti noi ma, quel 16 luglio, la fatica non si è sentita, è passata in secondo piano. Trovarlo è stata un’impresa, ricordo che abbiamo cercato molto prima di intravedere un’indicazione, come se non esistesse, come se la cittadina non comprendesse quel territorio, come se fosse meglio sorvolare. Dopo aver imboccato la strada che sembrava non finire mai, in compagnia di un caldo che aumentava, e di una salita che non finiva più, siamo arrivati. Ero sollevata e mi gustavo già tutta quella discesa da fare rigorosamente senza usare i freni. davanti a me vedevo solo un grande parco, delle scolaresche e un’edificio.

Dopo esserci rinfrescati siamo entrati, niente di strano sul momento, sentivo ancora la gente che rideva e scherzava in altre lingue…. poi ho visto il filo spinato sopra  le alte mura. Consumato. Freddo. Poi un brivido parte dai pedi e si ferma sulla punte delle mani. Le risate erano finite o forse ero io che non le sentivo più, non sentivo niente…. ma non ero l’unica.  Gli occhi delle persone erano pieni d’angoscia e disorientamento. Non ero l’unica a sentirmi così, credo che questo mi abbia in parte consolato; non perchè mi sentissi capita ma perchè non ero sola a vivere certe sensazioni. Per un paio d’ore mi sono immersa in quell’ambiente come se fossi arrivata dentro quel posto 60 anni prima. Mi sentivo una persona invisibile, come in certi sogni dove tu vedi tutto e tutti ma nessuno ti sente, nessuno ti vede. Era grandissimo, alcune parti erano interattive, altre come dei piccoli musei, altre erano semplici stanze di pietra con un’insegna incisa davanti,  come quella con su scritto: “Krematorium”. Altro brivido, stavolta entrando in quella camera con all’interno un paio di forni. In molte di queste stanze mi soffermavo più degli altri, mi incantavo quasi e mi sentivo da un lato fortunata, dall’altro incazzata. Credo che molti lo dicano quando vedono un film o leggono un testo sulla shoah… ma li per me è stato diverso, era tutto vero.

a7f2d435-72d9-4428-952e-90a8878dc003Altro edificio il dormitorio, le camere da letto, io li definirei ‘piccoli tavoli uno sopra l’altro’ ma la funzione è quella del letto; pile di due tavole di una misura esageratamente piccola e stretta. La successiva era la stanza dei nomi; oserei dire quasi bella. Si entra in questa stanza buia , le uniche luci vengono da enormi tavoli in vetro , vetro bianco al primo impatto, avvicinandomi vedo che in uno sfondo nero vi sono scritti sopra migliaia e migliaia di nomi in bianco. E’ tutto un unico tavolo a forma di labirinto nelle cui insenature si trovavano dei quaderni ad anelli con riportati i nomi in ordine alfabetico. Nella piantina del campo di concentramento leggo che in tutto sono riportati circa 80 000 nomi, se ben ricordo, tutti morti lì e negli annessi campi satellite, tra il 1938 e il 1945. Non c’era distinzione, tutti li insieme un ammasso di nomi di persone di 40 Paesi diversi. Mi sono messa a leggere alcuni di quei nomi, ero curiosa, quasi volessi trovare qualcuno con un nome familiare… prima di uscire sono entrata in una piccola stanza tutta ricoperta di scritte recenti, primo pensiero che mi attraversa: ma chi può avere il coraggio di scivere su questi muri? poi riconosco la lingua di alcune scritte, italiano. Ora tutto torna, distinguiti per non estinguerti! Stavo per uscire e sopra la porta, alzando la testa vedo una scritta gigante che dice: “un fatto vale più di 1000 parole”. Sorrido mi giro e inizio a leggere. Non finivano più, in spagnolo francese, inglese, italiano, tedesco, russo e molti altre lingue che non riconosco. Sento il mio nome, mi volto e vedo mia mamma che mi chiama dicendomi che ero li da 20 minuti ed era ora di andare perchè il campo chiudeva. Ero triste, sarei voluta rimanere ancora, capire meglio. Ogni tanto ci ripenso e mi piacerebbe tornare, magari con la mia scuola, perchè è proprio così “un fatto vale più di mille parole”, e noi ragazzi siamo bombardati da parole ma abbiamo bisogno di imparare dai fatti. La shoah è un pezzo importante della storia contemporanea che ha coinvolto uomini e donne di molti Paesi.

Credo che non si faccia mai abbastanza per far memoria e, soprattutto per imparare dalla storia: so che anche a Padova in questi giorni  è stata promossa l’iniziativa europea “pietre d’inciampo” davanti alle abitazioni  dei deportati padovani nei campi di sterminio, forse non è molto ma è un passo avanti. Per quanto mi riguarda ricorderò per sempre quel pomeriggio al campo di concentramento di Mauthausen, un campo senza indicazioni stradali.. ma chi ci arriva non potrà dimenticarlo.