Fra le luci del porto

di Giovanni Puglisi.

Proseguono scolpite nella memoria, come Sotto il sole e nell’aria, il suo secondo romanzo, le ambientazioni suggestive dei luoghi e le descrizioni metaforiche che preannunciano a ritroso l’incontro avvenuto in età adolescenziale tra una ragazza londinese, salpata per Bilbao e il giovane basco Eguzki. Attrazione velata – da un fitto epistolario – ma non rivelata. Una rievocazione che ri-parte dal chiuso di una casa, da una terrazza, si assapora l’alba, nel silenzio dei luoghi, dei colori e nel respiro della protagonista riaffiora il ricordo di un amore incontrato e forse sfuggito e inconfessato. La ricerca, mediante la reminiscenza, con le sue immagini, i suoi luoghi e i suoi colori, diventa il respiro della scrittura, ci porta con raffinata eleganza e delicatezza fuori dai nostri confini reali e culturali e ci sottopone al confronto tra la nostra essenza e la forma, tra il corollario della nostra esistenza e il desiderio di giungere finalmente a quel sublime sentimento che non ci stanchiamo mai di invocare.
Grazie ad un’impeccabile descrizione dettagliata – degli ambienti, degli aspetti, degli stati d’animo, dei sorrisi e finanche le lacrime di dolore e di malinconia – l’autrice riesce a mettere il lettore nelle condizioni di visualizzare la profondità dei personaggi.
L’intensità e lo spessore dei sentimenti delicatamente custoditi per 29 anni e, finalmente rivelati dal personaggio femminile narrato in prima persona, l’amore e la cura espressi per la persona amata, narrati in modo fitto, con un susseguirsi di azioni, seppur non fisiche, ma sempre più incalzanti che rivelano gli stati d’animo e i comportamenti, la dolcezza, la comprensione.
Tuttavia, l’amore profondo e tenace di Eleonor andrà a scontrarsi, nel prosieguo della narrazione, con le contraddizioni sempre più incalzanti della persona amata.
La crescente irascibilità del fragile amante basco di Eguzki lasciano intravvedere una doppia natura (nei suoi modi amorevoli – ossia dalla saggezza della cultura emanata dalla sua terra, rappresentata dagli insegnamenti dalle cure della nonna e da quelli orribili, ossia dall’educazione impartitagli da familiari autoritari e spietati), che incarna, come giustamente sottolinea l’autrice, le contraddizioni dell’uomo dei nostri giorni.
Questa cultura bifronte terrà Eguzki come un leone in gabbia da cui si dibatte senza riuscire a sottrarsene. Rimarrà schiacciato dai suoi turbamenti, dalle sue paranoie persecutorie, ove neanche l’unica presenza costante dell’alcol riusciranno a colmare.
Per un momento si illude che la cultura basca, con le sue usanze e i suoi rituali, possano fungere da armatura grazie alla quale potrà proteggere Eleonor – la sua donna amata, da chissà quali fantasmi (significativo è l’episodio dei giovani del pub rimasti indifferenti al passaggio dell’uomo che non apparteneva più al loro tempo). Le sue alterazioni fuori misura – seppur verbali – e ingiustificate, che rievocavano nei modi – e qui avverrà il paradosso – a quella stessa cultura patriarcale, arroccata nella fortezza del proprio casato, invidiato e per questo pretenzioso di privilegi e avulso da ogni norma sociale, lo porteranno a comportarsi allo stesso modo della persona che più detesta e di cui ne è succube, il padre. Ma il giovane pretende attenzione anche da parte di chi non è disposto a dargliela, come nell’episodio dell’ombrello; o quando equivoca facilmente un gesto di cortesia nei confronti della sua donna da parte di due passanti con una molestia; ma l’apice giunge quando non vuol essere, mai, contraddetto, neanche dalla sua donna. Quella stessa donna che ama perdutamente e che vuol proteggere finisce per contemplarne la cornice, ne idealizza il ritratto, a patto che rimanga fermo, passivo e immutabile nel tempo.
Si illude, cioè, che l’assolutizzazione del suo amore per una donna arrivata da lontano, e quindi diversa, altra, dalla sua cultura, possa rappresentare la sua libertà, la libertà dai suoi incubi e dalla sua stessa vita negata e forse mai vissuta.
Ma non si accorge che è egli stesso è diventato parte del quadro. I suoi atteggiamenti ora teneri e delicati ora collerici e rabbiosi sono ormai diventai parti essenziali di un meccanismo di cui lui stesso ne costituisce l’ingranaggio.
Eguzki è il dipinto dell’amico artigiano, egli non è il Carlo V, eroe dei due mondi, che si apre alla conoscenza e ne apprezza i tesori conquistati, ma è il figlio Filippo II dell’invincibile Armada, che finirà i suoi giorni come un recluso nell’Estorial (il divorzio raggiunto e il biglietto per Londra sono soltanto tentativi di evasione a cui egli stesso non crede); Eguzki non è la farfalla, ma la sua raffigurazione, è la trasfigurazione (simbolica) della spilla agganciata al cappotto di Eleonor, che tuttavia non può librarsi in volo ma che vuol rimanere per sempre (legato) accanto alla donna amata.
La passione e il calvario di Eleonor lascia ingenti spunti di riflessione su quanto non sia facilmente intelligibile questo sentimento che ci ostiniamo a cercare per tutta la vita, spesso irto di ostacoli e difficoltà, ma al contempo vederlo svanire una volta che si è creduto che ogni nodo sia stato ormai sciolto e ogni ostacolo superato.
L’opera è squisitamente predisposta per una rappresentazione sia scenica che cinematografica, per la sua struttura della narrazione e la forte caratterizzazione dei personaggi e per la sua vivida ricchezza di colori ed immagini.
L’autrice riesce a trattare con delicatezza ed eleganza gli elementi naturali – la gioia e il dolore, l’amore e la morte, la luce e il lutto – che costituiscono e contraddistinguono il cammino di ogni uomo, da sempre alle prese con il raggiungimento della propria essenza che sta da sempre alla base di quella ricerca che è la verità.

Noemi Lusi, è nata e vive a Roma, è musicista, scrittrice e insegna Lingua e Civiltà inglese in un Liceo. Ha pubblicato, sempre per il gruppo editoriale l’Espresso, ‘Un’unica luna…’, “MERYL. Sotto il sole e nell’aria…”. “Fra le luci del porto” è il suo terzo romanzo, segna un momento particolare del suo percorso letterario. La sofferenza ed il tormento del giovane Edward in Meryl – Sotto il sole e nell’aria…, l’equilibrio sensibile e partecipativo di Greta di Un’unica luna… hanno rappresentato per l’autrice la condivisione di momenti intensi con i personaggi cui ha dato vita, che sono cresciuti assumendo una propria dimensione di concreta autonomia. La scrittrice sente Eguzki di Fra le luci del porto… estremamente vicino per la forza che possiede e che sprigiona. I contrasti e le contraddizioni del protagonista riassumono il groviglio di passioni di un uomo dei nostri giorni.

Noemi Lusi, “Fra le luci del porto”,

218 pagg., 1^ edizione 5/2009

€ 10,00 vendita on line presso il sito www.ilmiolibro.it

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