Forconi di Natale

di Giuseppe Tramontana.

Inquinamento – Qualcuno di voi ne ricorderà il nome: si chiama Luca Dordolo ed è un leghista friulano. Nel 2012, commentando su facebook, l’omicidio di una donna indiana incinta da parte del marito, scrisse: “La donna indiana gettata nel Po ha inquinatoil nostro fiume sacro. Cosa direbbero se andassimo a fare lo stesso nel Gange?”. Ora, il Dordolo è stato condannato a 5 mesi di carcere. Che probabilmente non farà. Eppure, mi piacerebbe se, con la sua presenza (ed è tutto dire), inquinasse un po’ le nostre patrie galere.

Forconi\1 – Ho visto i Forconi. Sbraitate contro i politici (tutti!), contro le tasse (tutte!), urlare parolacce (scritte e cantate), intonare refrain (“non ce la facciamo più!”, “basta!”, ho letto persino un “ne gavete rotto i cojoni!” su uno striscione, a Bassano). Tutto scenograficamente e oculatamente troppo preparato per essere uno sfogo spontaneo. Secondo la moda. Come quelli che sono vestiti male secondo la moda, male ma accuratamente. Tutte scene, urla e babau come un incontro di wrestlyng.

Forconi/2 – Nei giorni della mobilitazione, hanno ripetutamente detti che non sono né fascisti né comunisti.. Non dubito della loro sincerità: non sono comunisti e fascisti lo si può essere in molti modi, persino con la falce e martello o chiamandosi Forza Nuova. Quindi, la vera dicotomia non sta tra fascismo e comunismo. Ma tra fascismo e antifascismo.

Passato e futuro – “Chiunque può creare il futuro, ma solo un saggio può creare il passato.” Un avvertimento a Renzi? O agli apprendisti massacratori della Costituzione? Fate voi.

 Grillismo – Mio figlio di 10 anni si professa grillino. Ma non mi preoccupo: ha visto lo Hobbit e non lo crede realmente esistente.

 Derby – Dopo la partita Inter-Milan, la curva dell’Inter rischia di essere squalificata per i ‘bu’ razzisti contro Muntari, giocatore di colore del Milan. Già la stessa curva se l’era scapolata per i cori contro i napoletani, e poi cade sui bu a Muntari. Però i cori razzisti si sentono e si possono qualificare, ma i bu? Il bu è razzista di per sé? E sicuro che sia un bu o un semplice ululato belluino? E se cambiassero bu con qua-qua-qua, sarebbe meno razzista? Oppure bisognerebbe diversificare gli insulti tipo: bu=razzismo, qua-qua-qua=insulto ad ascendenza (maschile e femminile), cra-cra-cra=insulto per pochezza tecnica o idiozia conclamata, pri-pri-pr= fallo da dietro e così via? Però, forse, occorrerebbe una legenda per il giudice sportivo.

 Tagli – Prendendo spunto dalla repubblica di Platone, ho assegnato ad una mia classe, una terza, un compito arduo: buttare giù un programma politico per risollevare l’Italia. Molti si sono cimentati. Risultati? Uno sicuro: a sentir loro, con i soldi che si risparmierebbero tagliando gli stipendi ai politici e le auto blu, si potrebbero ristrutturare ospedali e asili-nido, scuole e periferie, si potrebbe finanziare la ricerca universitaria e l’aumento delle pensioni minime, creare posti lavoro, tagliare le tasse, innovare la rete informatica, potenziare la flotta aeronavale, mettere in sicurezza il territorio, dotare la polizia di auto, caserme e i magistrati degli ultimi ritrovati per la lotta contro il crimine. Insomma, tagliando i costi della politica (ed in parte degli F 35) si risolverebbero tutti i problemi. Mi ricorda la lista della spesa di “Miseria e nobiltà”. Obiezione compresa: “Ragazzi, ma questi che sono, gli stipendi di Napoleone?”

 Politica – Leggo nelle Memorie di Bismarck: “La politica rovina il carattere.” Sono perplesso. Dovrei pensare che Alfano ne avesse uno, prima di incontrare Berlusconi?

 Politici – Alcuni miei studenti hanno un futuro da politici: non sanno nulla e credono di sapere tutto. E quel tutto lo identificano con internet, ipod,/smartphone, pubblicità e nulla che sia anteriore all’anno della loro nascita (ciò che c’era prima è solo vecchiume o mito inerte, da Garibaldi a Maradona, da Machiavelli ai Pink Floyd). Renziani a loro insaputa.

Bocca – Per protestare contro i (mal)trattamenti che quotidianamente sono costretti a subire, un gruppo (pare siano arrivati a una decina) immigrati del CIE di Ponte Galeria si sono cuciti la bocca. “Gli occhi ti dicono quello che uno è; la bocca, quello che è diventato,” diceva John Galsworthy (Landa in fiore). Già, quello che sono diventati. E che siamo diventati. Loro internati, noi aguzzini. Buone Feste.