Figlie di Enheduanna

Quello che vi proponiamo è stato uno dei numerosi brani letti nel corso del reading, tenutosi  in occasione della Giornata Internazionale della Donna (“In piedi, signori, davanti ad una Donna”), a Cadoneghe (Pd), lo scorso 12 marzo. Curatore della serata e autore di questo e di  altri contributi letti e interpretati dai suoi giovani e valenti collaboratori, è stato il nostro Giuseppe Tramontana. 

Chi fu il primo a scrivere un verso, un rigo? A trascrivere un pensiero, una riflessione, uno spasimo? Potrebbe sorprendervi, ma il primo fu una prima: fu una donna. Una donna sumera di nome Enheduanna, sacerdotessa e figlia del re accadico Sargon. Visse tra il 2300 e il 2250 a.C. Enheduanna fu la prima, ma non l’unica. Le donne, da allora, non hanno più smesso. Scrivono, leggono, discutono. Sono loro le nutrici del mondo. Lo nutrono con  emozioni e pensieri,  sofferenze e delusioni, sogni e illusioni. Lo nutrono con le parole, con quella che noi chiamiamo cultura. E le vedo tutti i giorni ad affollare biblioteche e musei, aule universitarie e scolastiche. E tanto più sono state escluse, diffamate, considerate inferiori, inette, reiette, scandalose, impudiche, inadeguate tanto più hanno voglia di farsi valere. Di farsi valere, di sapere e di esserci. Di decidere e contare. Ma non ingannatevi: non lo fanno solo per se stesse. Perché le donne si preoccupano, vivono, pensano, amano per due, lavorano per dieci, sognano per mille. Sono loro che insegnano ai figli la civiltà e il desiderio, la dignità, il modo giusto di stare al mondo. Sono loro che redarguiscono e sospirano, che ammirano e lottano. Sono loro ad avere le chiavi del mondo e del mistero, del silenzio e del discorso. Sono loro le custodi del futuro e della speranza. Se insegni qualcosa ad un uomo, l’insegnamento sarà solo suo. Lo farà diventare magari migliore, ma sarà solo suo. E quando avvizzirà, ciò che ha appreso appassirà con lui. Se insegni una cosa ad una donna, statene certi, quel qualcosa si spargerà per ogni dove, diventerà seme di comunità, diventerà condivisione, memoria collettiva, polline al vento capace di fecondare anime e menti, di creare altra condivisione e cultura… e farà palpitare e gemere, farà riflettere e agire. Nel bene e nel male. Per questo, vi dico, insegnate alle bambine il rispetto, per sé e per gli altri, insegnate la dignità e la caparbietà di difenderla, insegnate la libertà e la resistenza. Insegnate la legalità e la giustizia così come il disgusto per l’ingiustizia e la corruzione. Insegnate, queste cose, alle bambine. E’ come mettere un tesoro in banca. Lo ritroverete decuplicato, centuplicato, lo ritroverete ad ogni angolo di strada, in ogni attività umana, in ogni indignazione e rivolta, dietro ogni desiderio di redenzione,  ogni desiderio di giustizia, ogni lotta che non si svende, ogni speranza che non muore. Ed insegnate alle piccole ed ai piccoli che sono state le loro madri, più di chiunque altro, le stesse che li hanno messi al mondo, ad avere messo il mondo dentro di loro.