Festival di Berlino 2016, applausi per Fuocoammare di Rosi

di Anna Maria Pasetti.

Festival di Berlino 2016, applausi per Fuocoammare di Rosi. “Migranti, la più grave tragedia dopo l’Olocausto”

Il film del regista già Leone d’oro a Venezia per “Sacro GRA” arriva alla Berlinale, dove concorre per l’Orso d’oro. Ed è l’unico italiano in gara. “Siamo tutti responsabili di questa tragedia laddove non viene fatto nulla di concreto per evitarla”.

“Non ci si abitua mai a vedere dei bambini morti”. Come un pugno allo stomaco, il dottor Pietro Bartolo, direttore della Asl di Lampedusa, si emoziona ogni volta che rievoca le atrocità di cui è dal 1991 testimone. Il suo incontro con Gianfranco Rosi è stato determinante affinché Fuocoammare prendesse anima e forma. Oggi il nuovo film del regista già Leone d’oro a Venezia perSacro GRA arriva alla Berlinale, dove concorre per l’Orso d’oro. Ed è l’unico italiano in gara.

“Siamo tutti responsabili di questa tragedia laddove non viene fatto nulla di concreto per evitarla” dice Rosi, che ha toccato con mano e filmato la tragedia. “I lampedusani sono eccezionali, fanno il loro possibile per salvare naufraghi e migranti che approdano sull’isola, ma la responsabilità di quelle oltre 40mila persone morte in mare è politica: come è possibile mettere le barriere a 20 miglia dalla Libia? Oggi non si resuscitano i morti, ma si potrebbe evitare ulteriori tragedie costruendo il tanto chiacchierato corridoio umanitario fino alla Libia e portare via quelle persone sofferenti. Non dimentichiamoci che quanto sta accadendo a Lampedusa è la più grave tragedia umanitaria dopo l’Olocausto. E noi ne siamo testimoni”.

Sono parole forti ma inevitabili le sue e il festival di Berlino, da sempre luogo sensibile alle tematiche civili e sociali, diventa un tutt’uno con Lampedusa. L’importanza di Fuocommare – che il cineasta tiene a precisare essere “politico come qualunque film” – è di testimoniare un’apocalisse umana in corso, e di farlo con uno sguardo che si tiene lontano dall’inchiesta giornalistica.

Il racconto, infatti, scorre su due canali: da una parte quello di alcuni abitanti tra cui spicca il 12enne Samuele – ragazzino eccezionale – che ha accompagnato il regista nella scoperta del cuore degli isolani, dall’altra quello del “mondo nel mondo”, cioè il centro di accoglienza dei migranti che è nettamente separato dalla quotidianità dei lampedusani. A fare da cerniera, appunto, è il magnifico dottor Bartolo, che si occupa personalmente di assistere a ogni singolo sbarco, di visitare le persone approdate e decidere come smistarle.

E’ grazie a Bartolo che Rosi ha deciso di trasformare l’iniziale progetto di un corto di 10 minuti in un film vero e proprio. Come è solito fare in ogni suo lavoro, il cineasta nativo diAsmara e giramondo per scelta, si è letteralmente immerso per un anno nel tessuto della realtà che avrebbe raccontato. Da attento osservatore invisibile quale lo sappiamo essere, ammette che “nessuno si è accorto che stavamo girando. Ogni giorno mi chiedevano ‘ma quando inizia il film?’ e io l’avevo quasi finito. Anche il montaggio l’abbiamo fatto sull’isola, era fondamentale non staccarsi dal territorio”.

A visione fatta e meditata, Fuocoammare scava nell’anima senza retorica ma con infinita pietas, utilizzando pudore ma sincerità di fronte tanto ai vivi quanto a coloro che non ce l’hanno fatta. Il film, coprodotto da Rosi stesso con Donatella Palermo e con la Francia insieme a Istituto Luce-Cinecittà e Rai Cinema, uscirà in Italia il 18 febbraio.