FESTE CRIMINALI. Le feste della ‘famiglia’: cocaina, fucili e proiettili per il Natale dei boss

di Giovanni Tizian.

Organizzano summit, bevono champagne, celebrano riti di affiliazione. E sparano tantissimo, soprattutto la notte di Capodanno. Così padrini e picciotti trascorrono le festività.

Festeggiamenti in corso nelle case dei boss. Per loro le feste natalizie sono fitte fitte di impegni. Dalla Sicilia alla Lombardia, passando da Calabria, Campania, Lazio ed Emilia Romagna, padrini e picciotti si danno da fare. Organizzano summit e “mangiate” a base di carne arrostita, affiliano e conferiscono cariche, stappano costosissime bottiglie di champagne Kristal e altre di genuino vino di casa. Poi ci sono gli affari, che non conoscono ferie. Girano tra i commercianti chidendogli di “mettersi a posto” con la tangente, potenziano la rete di smercio della cocaina, che durante le feste, a detta degli stessi mafiosi intercettati, aumentata in maniera esponeziale. E come ormai è tradizione festeggiano armi in pugno l’arrivo del nuovo anno. Sparando dai balconi e dai giardini delle loro ville con pistole, fucili e mitragliatrici.

‘Ndrangheta party 

I capi supremi della mafia calabrese, è noto e ormai accertato nei processi, si riuniscono tra fine agosto e i primi giorni di settembre a Polsi, nei giorni della festa della madonna, all’ombra del santuario. Hanno fatto il giro del mondo le riprese effettuate dal Ros dei carabinieri in cui i boss riuniti conferivano cariche e discutevano del futuro dell’organizzazione in quel luogo sacro. Ma c’è anche un’altra occasione di festa e riunione per lo stato maggiore delle ‘ndrine. A dicembre, in occasione delle feste natalizie. È un particolare rivelato dal capo cosca di Siderno, paesone della Locride. Al figlio che gli chiede se i summit ufficiali del circolo ufficiali della ‘ndrangheta siano due o tre, il leader della famiglia risponde secco: «Pari», ovvero due. Durante la festa religiosa e nei giorni a ridosso di Natale. Un periodo buono anche per le promozioni dei giovani ‘ndranghetisti. Le cariche e i gradi della gerarchia vengono spesso conferiti tra il 20 dicembre e il 6 gennaio. Anche le affiliazioni ricorrono spesso in questi giorni trascorsi tutti in famiglia. Il rito con cui si arruolano nuovi soldati, con la ormai celebre cerimonia durante la quale viene bruciato il santino di San Michele Arcangelo, è un momento di festa che si somma all’euforia di quei giorni. «Quando avrai quell’altra cosa Giovanni», così risponde al figlio un papà premuroso che lo invita ad avere pazienza: la pistola a disposizione del clan non può ancora averla perché prima deve essere investito di una carica più importante. Un evento previsto per le venture festività natalizie : «Magari per Natale ti diamo l’una e l’altra». Il ragazzo non è soddisfatto del discorsetto paterno: «Minchia io voglio la mia, però, pà».

Il latitante torna a casa 

Che feste sarebbero senza tutti, ma proprio tutti, i parenti seduti attorno al tavolo imbadito di specialità locali? Per questo non è un vero Natale o un perfetto Capodanno, se all’appello manca l’uomo di casa. Così i latitanti siciliani si fanno in quattro pur di presenziare ai festeggiamenti. Incoscienza? Certamente, ma anche una dimostrazione di forza. Perché i mafiosi che fuggono dalla polizia sanno benissimo di avere mille occhi puntati addosso e una minima distrazione può loro costare cara. Ma in Sicilia i boss ci tengono troppo alle riunioni di famiglia durante le feste. Gli investigatori lo sanno altrettanto bene, e per tutto il mese di dicembre stanno molto attenti a tutto ciò che si muove intorno alle abitazioni dei familiari del fuggitivo. D’altronde molti latitanti sono caduti proprio su questioni di cuore o di gola. Impossibile resistere alla pasta al forno fatta da mammà. Per esempio, ai detective che seguivano un calabrese fuggito in Olanda, è bastato seguire la teglia al ragù per rintracciarlo nel suo covo ad Amsterdam.

La mesata 

In Campania invece la regola fissa del Natale è chiedere la mazzetta ai commercianti. Una tradizione che si ripete a Pasqua e ferragosto. I boss non riescono proprio a farne a meno. E invece che divertirsi e andare in ferie per qualche giorno, molestano e intimidiscono commercianti e imprenditori. Chiedono somme di denaro o regali, facendo riferimento all’esistenza di comuni amici, e molto spesso camuffando quella richiesta con la solidarietà per chi sta in carcere. La formula classica utilizzata dai baby camorristi, dipendenti a tempo dei camorristi adulti, è «Vi dovete mettera a posto». Con tanti saluti e sinceri auguri dal clan del rione.

Coca per i regali 

«A Natale e Capodanno il lavoro si fa più sostanzioso a livello di stupefacenti, perché sotto il periodo delle feste c’è un consumo maggiore…a Natale poi ci sono le feste e quindi uno aveva bisogno di un po’ di liquidità». Il pentito racconta ai magistrati della procura di Roma degli affari con la cocaina. La ‘ndrangheta gestisce la gran parte della sostanza che arriva nella Capitale. Durante le feste natalizie i consumi aumentano, quindi anche l’offerta. Lavorano senza sosta i broker della ‘ndrangheta. Lavorano senza sosta pure i narcos dei clan. Un impegno che ha un fine preciso: ci sono i regali da fare alle mogli, sempre più esigenti, ai figli, che già a 12 anni chiedono lo scooterone, i parenti che vogliono gioielli costosissimi. Tutti, insomma, si aspettano un cadeau importante da l’uomo che, in fondo, gestisce milioni di euro al mese. Una responsabilità da cui nessun manager della polvere bianca si può sottrarre. D’altronde è lo stesso pentito che spiega come nelle feste si davano più da fare perché durante feste c’è bisogno di un po’ di piu’ di «liquidità».

Nuovo anno col botto

Ma quale bomba di Maradona. Ma quali raudi e razzi. Queste bombette è roba per principianti. Gli uomini d’onore per salutare l’arrivo del nuovo anno imbracciano fucili, mitragliatrici e pistole. Sono fatti così, è gente semplice, che ama divertirsi con le cose che ha in casa. In effetti, armi e munizioni non ne mancano di certo in quelle abitazioni. Quando arriva la mezzanotte, perciò, in molti paesi, anche del centro nord, si possono percepire senza troppa fatica raffiche e colpi secchi. Insomma, si trasformano in teatri di guerra.

Esagerazioni? Non proprio. Le intercettazioni lo confermano. Molti di questi tiratori scelti, infatti, dopo aver bevuto per tutta la sera chiamano amici e parenti per fare gli auguri. In queste telefonate si lasciano andare. Come se quella notte fosse intercettazione-free. E così agli inquirenti è capitato di sentire dialoghi di questo tenore: «Acchiappo quella giusta … a capodanno, a capodanno acchiappo quella .. . trrrrrrrr … trrrrrrrr…quella è bella … bastarda quella non s’inceppa», si esaltata un giovanotto di un clan della piana di Gioia Tauro residente provincia di Como.

Anche nella provincia emiliana gli uomini della ‘ndrangheta non sono avari di proiettili. Dall’indagine Aemilia emergono i particolari di un normale veglione di follia. Era il capodanno 2013, a Cadelbosco di Sopra, Reggio Emilia, e nell’abitazione di un imprenditore della ‘ndrangheta emiliana era in corso la festa. Pochi minuti dopo la mezzanotte parte il tradizionale giro di telefonate per gli auguri. In sottofondo gli investigatori ascoltano in diretta spari con pistole e fucili.

«Aspetta, aspetta un secondo, senti senti…questo è per te fai conto che sono con te», si sentono alcuni colpi di pistola e successivamente il rumore del caricamento dell’arma. «Hai sentito?», domanda l’uomo. E il suocero che si trova in Calabria risponde: «Che sono questi giocattoli, che non li senti che sono bombardini?», fa lo spaccone. «Te lo faccio vedere di persona il giocattolo che è», ribatte, ridendo, il marito della figlia. Poi il telefono passa proprio alla donna, che saluta il padre:«Papà Tonino mi ha fatto sparare due colpi con il fucile, me lo ha dato tra le mani e mi ha fatto sparare con il fucile» dice entusiasta la figlia poco più che trentenne. Nel frattempo si sente Tonino dire: «l’ultima caricata». E subito dopo la ragazza che al padre rivolge un pensiero dolce: «Dice che la caricata l’ha dedicata a te». Il papà per nulla preoccupato della situazione risponde con un «altrettanto», lasciando intendere che anche dove si trova lui, a Cutro, in provincia di Crotone, hanno abbondantemente sparato quella notte di festa. «Amo con che fucile mi ha fatto sparare a capodanno?» chiede, infine la ragazza. «Con un Benelli M3», naturalmente.

Anche a Napoli si spara per la felicità. I baby boss di Forcella, poi, sono i più fanatici delle armi. «Tre caricatori a Capodanno abbiamo sparato, non si ha inceppato una botta», urla al telefono uno di loro. Ma non sempre questi giochi di fuoco di fine anno finiscono bene. Proprio a Forcella, in casa dei nuovi Giuliano( il clan emergente e molto violento che sta terrorizzando la città) era tutto pronto per il veglione del capodanno 2014. Verso le sette di sera un giovanotto della famiglia decide di provare la pistola 7,75 in uno dei vicoli vicino all’abitazione. Qualche istante dopo aver sentito questi dialoghi, al 118 arriva una richiesta di soccorso per un ferito da arma da fuoco. La prova era finita malissimo, un cittadino del Bangladesh era stato colpito. Per poco non è stato ucciso. Come se nulla fosse il ragazzo di casa Giuliano torna a casa. Il veglione, gli amici, l’insalata di rinforzo, lo champagne, lo attendono. Una notte di festa, che i mafiosi trasformano in delirio criminale.

Da L’Espresso.it – 24 dicembre 2014