Fava: ”A Catania rischio mafia in Consiglio. Grave il silenzo di Bianco”

di Aaron Pettinari.
Il vicepresidente della Commissione antimafia ha già chiesto l’intervento di Alfano.
Le scorse settimane Claudio Fava, vicepresidente della Commissione antimafia, ha chiesto un intervento urgente del ministro dell’Interno affinché si nomini una commissione di accesso agli atti del municipio catanese. “L’ho chiesto con un’interrogazione parlamentare scritta – spiega lo stesso Fava durante la conferenza stampa che si è svolta nella sede di AddioPizzo Catania – La relazione della commissione antimafia all’Ars apre scenari inquietanti. C’è un dubbio da verificare e ci sono gli strumenti di legge per farlo. A tutela delle istituzioni cittadine e della decenza civile”.
All’interno del documento regionale, infatti, vengono citati otto consiglieri comunali (e uno di municipalità) per via di loro presunti rapporti con la criminalità organizzata. In particolare sono due i consiglieri sui quali Fava concentra la propria attenzione. Il primo è il consigliere comunale di Forza Italia, Riccardo Pellegrino, fratello di Gaetano, quest’ultimo sotto processo perché accusato di essere uomo di fiducia del boss Nuccio Mazzei. Il secondo è il presidente della sesta circoscrizione Lorenzo Leone, fratello di un altro Gaetano, condannato con sentenza irrevocabile perché riscuoteva il pizzo per il clan Santapaola.
“Nessuno di questi due consiglieri non aveva diritto ad essere candidato, perchè queste vicende parentali si sono susseguite successivamente al periodo delle elezioni – precisa Fava – ma resta comunque il fatto oggettivo contenuto nella relazione”.
A portare all’interrogazione depositata alla Camera però ci sono anche altri motivi tra cui il silenzio della prefetta Maria Guia Federico, alla quale era stato chiesto un intervento sulla questione già il giorno dopo la duffisione del documento (17 gennaio, ndr), ed anche l’audizione a palazzo San Macuto del primo cittadino di Catania, Enzo Bianco.
Il vicepresiente dell’antimafia nazionale denuncia che dopo la duffusione del documento “non ci sono state reazioni visibili e concrete su una vicenda che intacca l’agibilità dell’amministrazione”. “Aspetto grave – aggiunge – è che non solo non è successo niente ma non mi è arrivata neanche una lettera di presa visione. Non ho domandato che si prendessero provvedimenti, ho sottolineato che fosse necessario fare delle verifiche su condizionamenti diretti o indiretti della mafia sulle vicende comunali. Qui si è scelto di fermarsi prima ancora della verifica”.

Silenzio Bianco
E proprio sul silenzio del sindaco Fava, parlando ai giornalisti, va a fondo: “Nel corso della sua audizione di fronte alla commissione nazionale Bianco, alla domanda diretta, ha risposto ‘Non conosco la relazione, non ce l’ho. Se i fatti hanno rilevanza penale o morale ho diritto a saperlo’. Bene, la rilevanza morale c’è senza dubbio. E non dovrei essere io dal parlamento a chiedere chiarezza. Dovrebbe essere il consiglio comunale a volere, lui per primo, un’attenta disamina. In nome, in primo luogo, del decoro istituzionale”.
Poi Fava accusa: “Bianco ha scelto di mentire. E’ l’unico a ignorare a Catania che Mario Ciancio, con il quale parlava amabilmente di affari al telefono, era indagato per mafia. Ha risposto di non sapere che l’imprenditore più noto di Catania fosse indagato perché sospettato di essere la longa manus di Cosa nostra. Così ci ha detto. La sua risposta ci ha offeso. La sua menzogna era grossolana e il suo comportamento trasandato e puerile. Praticamente ci ha accusati di manifesta minchioneria”. Poi aggiunge: “Siamo a Catania, qui negli ultimi anni è successo di tutto, sono venuti fuori i collegamenti tra mafia, imprenditoria, politica e non è pensabile che famiglie mafiose di questo rango possano sostanzialmente sedere in Consiglio comunale. Dal sindaco della città ci saremmo aspettati un ‘passeranno sul mio corpo’ e invece ha prima balbettato e poi taciuto”.
Ed è per questo motivo che, di fronte al “silenzio delle istituzioni comunali” secondo il vicepresiente dell’antimafia a parlare dovrebbe essere il governo nazionale.
Secondo Fava ci sarebbero da verificare “gli atti di spesa, le delibere, le scelte. Tutto ciò che è passato attraverso le decisioni del consiglio comunale o di municipalità”. Così come sarà necessario studiare i flussi elettorali ai seggi e il conteggio dei voti.
Sulla questione, in serata, arriva la risposta di Bianco: “L’onorevole Fava ha purtroppo cancellato Catania dalla sua memoria. Su Ciancio dico che in quel momento la Procura aveva chiesto l’archivizione. Per il resto sono stato il primo a chiedere che la magistratura faccia luce sui fatti di cui ha parlato la commissione antimafia. Se ci sono fatti rilevanti penalmente o anche solo moralmente a carico di questi consiglieri si adottino subito tutti i provvedimenti necessari, se invece si tratta di semplici rapporti di parentela stiamo attenti a gettare fango sulle istituzioni. Siano noi ad aver disdetto contratti con imprese di mafia e ad avere interrotto tentativi di speculazione. Di tutto abbiamo bisogno tranne che di polveroni”.
Come a dire, ancora una volta, che la responsabilità di eventuali azioni sia lasciata alla magistratura. Alla politica lasciamo altro. Un “let motive” politico che abbiamo già visto.

Video tratto da Meridionews

Da antimafiaduemila.com – 12 marzo 2016