REFERENDUM EUROPA. La Brexit in dieci punti

di Carmela Adinolfi.

Con il referendum di giovedì 23 giugno il Regno Unito ha detto sì all’uscita dall’Unione Europea. Ma quali saranno i tempi e le modalità di questo divorzio. Ecco una breve spiegazione in 10 tappe.

E ora cosa succede? È la domanda che più circola in queste ore, dopo che il 51,9 per cento dei britannici, nel referendum di giovedì 23 giugno, ha detto sì all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea. Una decisione che, oltre a sconvolgere i listini delle Borse di tutto il mondo e a scompaginare lo scacchiere del Vecchio Continente, sta interessando soprattutto per i tempi e le modalità con cui questa “exit” dovrebbe realizzarsi.

La Brexit – va detto – non arriverà in tempi rapidi. A Bruxelles serviranno almeno due anni per terminare tutte le procedure. Almeno altri otto – se non dieci – affinché Londra possa rinegoziare con ogni singolo paese tutti gli accordi commerciali finora stretti nel consesso europeo. Ecco le in 10 tappe le procedure che potrebbero portare all’uscita di Londra dall’Unione Europea.

Quando il Regno Unito è entrato nell’Ue?
La Brexit ha messo la parola fine ai rapporti – non proprio idilliaci – tra i sudditi di sua maestà e Bruxelles. Sin dalla nascita dell’Ue Londra ha deciso di partecipare ma a condizioni particolari. Il Regno Unito, infatti, non figura tra i firmatari del Trattato di Roma, che ha creato la Comunità Economica Europea (CEE) nel 1957. È entrato ufficialmente, insieme a Irlanda e Danimarca, nel 1973. E anche questa decisione è stata oggetto di referendum nel 1975: all’epoca il 62 per cento degli inglesi votò a favore del “remain”. La Gran Bretagna, poi, ha sempre mantenuto la sua moneta – la sterlina – anche con l’entrata in vigore del trattato di Maastricht, nel novembre 1993.

Come nasce il referendum sulla Brexit?
Durante la campagna elettorale del 2015 che gli è valsa la rielezione, l’attuale premier David Cameron inserì nel suo programma la possibilità di indire un referendum con cui gli inglesi potessero esprimersi sulla permanenza del Regno Unito nell’Unione Europea.

Che valore ha il referendum sulla Brexit?
La consultazione ha valore consultivo e non vincolante: ciò significa che la Gran Bretagna non è obbligata a uscire dall’Ue, qualora il Parlamento di Londra decidesse di non prendere atto del voto popolare

ome si esce dall’Ue?
Prima dell’entrata in vigore del trattato di Lisbona, il primo dicembre 2009, non era prevista l’ipotesi che uno stato membro potesse abbandonare l’Ue. Adesso, invece, sarà l’articolo 50 contenuto nella carta a guidare passo dopo passo le procedure di exit, anche nel caso di Brexit.Quando inizierà ufficilamente la Brexit?
Prima della riunione del Consiglio europeo, prevista per martedì 28 giugno e mercoledì 29, ci sarà un vertice informale fra i 27 stati membri rimasti per fare il punto sull’esito del voto inglese: «Una riflessione», l’ha definita il presidente del Consiglio, Donald Tusk. Poi, in sede di Consiglio Europeo, il premier David Cameron potrebbe già annunciare l’intenzione di dare avvio alle procedure di uscita.

E in Gran Bretagna?
Prima di dare avvio ufficialmente al divorzio, con la richiesta formale, il Parlamento inglese dovrà ratificare l’esito del referendum. Solo dopo potranno iniziare i negoziati a Bruxelles.

Quanto durano i negoziati?
L’articolo 50 del trattato di Lisbona individua in due anni il tempo massimo per la durata dei negoziati per l’uscita di uno stato membro dall’Ue. I due anni scattano con la presentazione della richiesta formale. Una volta passati 24 mesi, il Paese che ha fatto richiesta di uscita, come la Gran Bretagna, sarà automaticamente fuori, salvo possibili proroghe.Chi gestisce e come funzionano i negoziati?
I negoziati, potranno essere gestiti dalla Commissione Ue su mandato del Consiglio europeo. Nel frattempo, Londra continuerà a essere membro a tutti gli effetti dell’Ue. Ciò significa che continuerà a votare ma sarà esclusa dalle decisioni sulla ‘Brexit’. Gli euro parlamentari britannici, in questo caso, diventeranno ‘osservatori’. Finiti i negoziati, spetterà poi a Consiglio e Parlamento europeo dare il via libera all’accordo per l’exit.

Cosa succede se dopo i due anni non si raggiunge un accordo?
Se dopo due anni Bruxelles e Londra non dovessero raggiungere un accordo, si aprono due scenari Nel primo caso il Regno Unito è automaticamente fuori dall’unione. Viceversa, ma solo su decisione unanime dei 27 stati membri, potrà essere concessa una proroga per tentare di chiudere i negoziati.

E dopo?
Terminare le procedure e sancita l’uscita del Regno Unito dall’Ue, al governo di Londra servirà altro tempo (c’è chi stima otto anni, chi addirittura un decennio) per rinegoziare i rapporti con ogni singolo Stato. Dall’immigrazione alle esportazioni, dai tassi sui mutui e i prestiti fino alle forniture energetiche: ogni singolo aspetto della vita quotidiana e dell’economia inglese dovrà essere ridiscusso e ratificato con nuovi accordi.

Da L’Espresso.it – 24 giugno 2016
No announcement available or all announcement expired.