E B. diventò un ‘bugiardo sincero’

di Marco Travaglio.

Grazie al Pd, il leader del centrodestra sta completando la sua trasformazione, riuscendo a realizzare le impossibili sparate elettorali. Un altro esempio di come l’inciucio sia a tutto suo vantaggio.

Montanelli lo definiva «un bugiardo sincero», ma solo nel senso che «mente così bene da finire col credere alle sue stesse bugie». Ora Berlusconi rischia di diventare un bugiardo sincero anche nel senso che le sue menzogne riesce persino a realizzarle. Non è un paradosso, è peggio. In campagna elettorale molti, lui compreso, sapevano benissimo che la sua promessa di abolire l’Imu per il futuro e di restituire quella già pagata era totalmente assurda: sia perché manca la copertura finanziaria, sia perché la tassa sulla casa, almeno per i redditi medio-alti, è un’equa patrimoniale, un buon inizio di federalismo fiscale e un ottimo antidoto all’evasione di massa (i fabbricati sono l’unico bene impossibile da nascondere).

Ma su quella promessa il Caimano ha costruito la sua piccola rimonta alle elezioni (il grosso, com’è noto, l’ha fatto la decrescita infelice del centrosinistra). E su quella promessa costruisce la sua prossima campagna elettorale, dove il politico più bugiardo di tutti i tempi si presenterà come un uomo di parola, mentre gli altri faranno la figura dei bugiardi voltagabbana (a parte Grillo, fin troppo ligio agli impegni elettorali). Monti s’era impegnato a non candidarsi e s’è candidato. Napolitano aveva giurato di non farsi rieleggere e s’è fatto rieleggere. Il Pd aveva strillato “mai con Berlusconi” e poi con Berlusconi s’è accordato sul Quirinale e sul governo. Invece il Cavaliere, sapendo di perdere, aveva chiesto la grande coalizione col Pd e l’abrogazione dell’Imu: ha ottenuto la prima e otterrà almeno in parte la seconda. E se l’otterrà solo in parte, potrà usare la vittoria mutilata come pretesto per rovesciare il governo contro la solita “sinistra delle tasse”: cioè senza pagare pegno, anzi lucrando voti. Intanto il governo Letta si sarà tarpato le alucce, sperperando miliardi inutili per inseguire le mattane del Caimano e precludendosi la possibilità di alleggerire il peso del fisco in settori ben più cruciali (tipo il lavoro). Così l’inciucio si rivela ancora una volta – come sempre, in questi vent’anni – asimmetrico e sbilanciato pro Berlusconi. Lui ci guadagna, gli altri ci rimettono. Nel “do ut des”, il “do” del Pd al Pdl si vede benissimo, mentre si stenta ad afferrare l’”ut des” del Pdl al Pd.In attesa di stabilire se il Cavaliere sia il politico più abile del ventennio o i leader del centrosinistra i più stupidi (o ricattabili) del millennio, nessuno considera l’abissale differenza dei due elettorati. Quello del Pdl, almeno nel suo zoccolo duro, è uguale al suo signore e padrone e lo segue ciecamente ovunque vada: sia se va alla guerra contro il centrosinistra, sia se ci va al governo. Quello del Pd è molto meglio dei suoi dirigenti e, quando se ne sente tradito, cioè quasi sempre, reagisce. Perciò ora il Pdl, che aveva straperso le elezioni, arrivando terzo dietro Pd e M5S e smarrendo per strada 6,5 milioni di elettori, cresce nei sondaggi. Il Pd, che di voti ne aveva persi la metà ed era arrivato primo, è in caduta libera. Eppure si è pappato le prime quattro cariche dello Stato e al Pdl ha lasciato le poltrone di vicepremier e ministro dell’Interno per l’imbarazzante Alfano e un pugno di dicasteri. Il che consentirà a Berlusconi di presentarsi, quando vorrà, agli elettori travestito da statista che non bada alle cadreghe. E nessuno (almeno si spera) oserà più contestargli il conflitto d’interessi, visto che se c’è una certezza in questa legislatura è che una legge in materia il Pd non oserà neanche proporla, né tantomeno votare per l’ineleggibilità dell’ineleggibile.Poi c’è la ciliegina sulla torta. Nel governo il Pdl non ha infilato neppure un indagato, mentre il Pd ha piazzato due imputati: Filippo Bubbico, rinviato a giudizio per abuso d’ufficio, e Vincenzo De Luca, che vanta tre processi in corso (truffa e falso peculato; associazione a delinquere e concussione), una condanna poi prescritta per reati contro l’ambiente e un’indagine per falso ideologico e abuso d’ufficio. Così, quando torneremo a votare, il Pd non potrà più nominare la questione morale: anche quella gliela scipperà Berlusconi. Bugiardo sincero e disonesto onesto, per grazia ricevuta.
(15 maggio 2013) L’ESPRESSO