E al Quirinale fu terzo mandato

di Michele Serra.

Tutto positivo il bilancio della seconda presidenza Napolitano. Nel paese è drasticamente calato il consumo di ansiolitici. E le piante hanno smesso di perdere le foglie. Solo Grillo non gli chiede di restare.

Confido che si stiano per realizzare le condizioni per il mio distacco»: la frase con la quale Giorgio Napolitano conferma la volontà di lasciare il Quirinale sta facendo discutere per la sua inusuale brevità. Pare che la frase originale fosse «confido che, in virtù dell’evolversi della situazione politica nella prospettiva di un assetto più favorevole al tema fondamentale delle riforme istituzionali, non disgiunto dalla necessaria e concorde attuazione di alcuni passaggi decisivi per il risanamento economico nella direzione richiestaci dall’Unione Europea, possano infine verificarsi quelle condizioni più favorevoli, o comunque meno sfavorevoli, che ci avvicinerebbero al compimento, sia pure parziale, dei gravi compiti ai quali sono stato chiamato». Lo staff del presidente lo ha supplicato di essere più conciso perché stava per finire l’inchiostro della stampante. Napolitano ha passato il pomeriggio a limare la frase, chiedendo se fosse possibile lasciare almeno “non disgiunto” e “concorde attuazione”. Solo verso sera, quando si è addormentato, i suoi collaboratori hanno potuto sfilargli il foglio dalla scrivania e tagliarlo drasticamente.

IL BILANCIO È già tempo di bilanci. Non pochi i punti a favore del secondo mandato: per esempio la drastica diminuzione del consumo di sonniferi e ansiolitici, che viene ricondotta dagli esperti alle numerose apparizioni pubbliche del presidente. (Si ricorda che il consumo di psicofarmaci toccò il suo apice durante il settennato di Cossiga). Effetti positivi anche sui giardini del Quirinale, che hanno visto rallentare il flusso vorticoso della stagioni fino a stabilire uno stato di requie armoniosa che i botanici definiscono “giorgismo”. Il trauma della perdita delle foglie e quello, opposto, della rinascita primaverile e della fioritura, hanno lasciato il posto a un permanente stadio intermedio, con caduta delle foglie molto diradata (al massimo due o tre al giorno) e fioritura quasi impercettibile, mai compromettente per la pianta stessa, che riceve la visita al massimo di un’ape alla settimana.

IL RETROSCENA Secondo alcune indiscrezioni Napolitano sarebbe molto amareggiato per l’inevitabile approssimarsi delle elezioni europee. Come è noto, ritiene le urne una risorsa estrema, drammatica e straordinaria, alla quale ricorrere solo in caso di assoluta necessità. Aveva proposto di sostituire le elezioni europee con una cordiale chiacchierata tra alcuni elettori dei diversi paesi, sorteggiati tra i tanti, da tenersi in località segreta e in data da destinarsi. Quando gli è stato spiegato che non era possibile, avrebbe deciso di lasciare per sempre la politica.

LE POLEMICHE Il blog di Grillo ha indetto un referendum (al quale sono ammessi solo i cittadini iscritti all’Albo dei Giusti, elenco depositato presso la Casaleggio e Associati) nel quale decidere se Napolitano può lasciare il Quirinale da solo, oppure accompagnato da una folla urlante che lo spinge per le scale mentre la luce sinistra delle torce illumina i volti sfigurati dall’ira. In un successivo momento quel post è stato corretto: i volti non saranno sfigurati dall’ira. Molto negativo anche il giudizio del “Fatto”, ma la dura nota su Napolitano è passata quasi inosservata perché nello stesso giorno il quotidiano pubblicava decine di ritratti ostili di altrettanti esponenti politici, tre richieste di impeachment per capi di Stato esteri e numerosi corsivi che accusavano di orribili colpe quasi tutti gli esponenti del mondo politico, economico e intellettuale.

IL SUCCESSORE L’idea di un terzo mandato è stata definita dallo stesso Napolitano “del tutto improponibile”. Questo, secondo gli analisti politici più attrezzati, non esclude che il presidente possa tornare al Quirinale per ritirare i suoi effetti e rimanerci il tempo necessario per portare a compimento l’operazione, cassetto per cassetto. I tempi, per un uomo abituato a tenere conto anche dei minimi dettagli, possono andare dai tre ai cinque anni.

Da L’Espresso, 29 aprile 2014

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