Duemila miliardi ed oltre

di Vittoria Di Fabio.

Per quanto riguarda il debito pubblico non ci si soffermerà né a ricercare le cause della sua crescita, né a lamentarne lo sfrenato incremento. Tale enorme problema è stato sollevato nel corso della lunga crisi economica chiedendosi se sia causa dei problemi attuali o effetto di iniziative incaute. A tale proposito sono scaturite le varie ‘verità’ sulle quali ci si trova, con giusta ansietà, a riflettere.

In un recente passato, in coerenza anche con quanto disposto da accordi internazionali, si è introdotto nella Costituzione il principio dell’equilibrio strutturale delle entrate e delle spese del bilancio, disponendo che il contenimento e riduzione del debito siano effettuati con rapida gradualità. C’è di che essere preoccupati anche perché lo scorso anno abbiamo assistito alla ricerca spasmodica di somme nettamente minori per coprire la cancellazione dell’IMU, di dimensioni proprio non impegnative, se paragonate.

In questo periodo sono in corso analisi per stabilire le modalità e la fattibilità delle proposte sempre complesse, talvolta difficilmente attuabili. Un’osservazione che rischia di suonare banale, ma che si presenta come non discutibile, consiste nel rilevare che è in corso una netta tendenza alla crescita del debito. Si assiste ormai da lungo tempo al dibattito sulle alternative con cui si dovrebbe o potrebbe intervenire ma, sostanzialmente, non prendono forma e concretezza.

Si spera nella spending review ormai da molto tempo ma quando qualche iniziativa è timidamente apparsa ha preoccupato la lentezza degli interventi. Nel corso di una fase critica dell’economia italiana il ‘che cosa’ è certamente importante e difficile da identificare, dovendo mantenere gli indispensabili equilibri socio-politici, ma non può essere sottovalutato il ‘quando’, intendendo con ciò l’intervento attento ma preciso e rapido, per intraprendere un percorso che, riducendo il debito, abbatterebbe in proporzione gli importi degli enormi interessi che lo accompagnano, tanto più ingenti quanto maggiore la consistenza.

Le notizie apparse sui giornali, in cui ricorrono espressioni quali ’una scure sugli sprechi della spesa pubblica’ o ‘l’obiettivo che si pone…’ o ancora ‘E proprio di tagli ha parlato ieri sera…” suonano già utilizzate. Si citano di proposito tali frasi, più che i fatti che appartengono per ora al futuro non sappiamo quanto vicino, per sottolineare che sono apparse producendo timore ma anche illusione. Proprio questo è stato più volte l’effetto che hanno generato negli strati sociali che di questa crisi portano il maggior peso. Tanto meno consolano iniziative di risparmio di carattere soltanto simbolico che, probabilmente, tendendo ad incoraggiare chi è stanco di attendere, si risolvono in realtà in un apporto ‘vitaminico’ alla speranza che qualcosa si stia muovendo.

Le osservazioni, che derivano dal reale, non intendono provocare in chi legge una sensazione di scarsa fiducia nella possibilità di cambiare. Si intende soltanto evitare che ci si rilassi, come spesso ci è capitato di fare in presenza di figure che apparivano certamente meritevoli della nostra attenzione e fiducia, ma che poi non hanno dato luogo a esito positivo, per scelte che ci sembrava non rispettassero il ritmo necessario o la cui efficacia non era sufficiente a risolvere le problematiche in atto.

Ancora una volta ci si trova a scrutare, ascoltare, tentare di dedurre, decodificare frasi ad effetto per capire se introducono contenuti utili, a seguire insomma gli incontri in corso per constatare la concreta dimensione delle decisioni che definiscono il punto di ‘svolta’.