Donne e scienza

di Martina Gallato.

Il rapporto tra donne e scienza non è mai stato facile. La storia delle donne nella cultura scientifica è una storia di emarginazione che è durata fino alla fine dell’ottocento e in molti casi fino alla metà del Novecento. Molte donne che hanno avuto il coraggio di dedicarsi a studi ritenuti degni solamente del cervello maschile hanno incontrato e dovuto affrontare ostacoli imponenti e svariate avversità. Il più delle volte per non veder riconosciuto il proprio sforzo.

Sophie Germain, meglio nota come ‘il signor Le Blanc’, è il primo esempio di donna che visse in un’epoca di pregiudizio maschilista. Per poter condurre la sua ricerca fu quindi costretta ad assumere una falsa identità. Sophie nacque nel 1776; nell’anno in cui scoprì il suo amore per i numeri la Bastiglia venne demolita e il suo studio del calcolo infinitesimale fu oscurato dal regno del Terrore, ma non solo. Si racconta di come il padre le sequestrasse le candele e i vestiti e le togliesse il riscaldamento per scoraggiarla dagli studi matematici, e di come lei abbia comunque persistito fino ad ottenere risultati strabilianti. Non poté studiare in nessuna scuola, nemmeno all’Ecole Polytechnique, inaugurata proprio in quegli anni, perché alle donne non era permessa la frequentazione di tali istituti. Riuscì ad ottenere il materiale del prestigioso collegio solo grazie ad una falsa identità, e studiò da sola problemi e dispense. Intrattenne una fitta corrispondenza con Gauss (utilizzando lo pseudonimo di Le Blanc), e riuscì a dimostrare una piccola parte del Teorema di Fermat. La sua dimostrazione diede un impulso ed un contributo grandissimo alla matematica, ma inizialmente non le venne riconosciuta. Successivamente intraprese una carriera come fisica, ma stavolta a viso scoperto, per poter affrontare i pregiudizi della società. Come fisica elaborò una teoria sulle vibrazioni plastiche. In seguito a questa teoria e alla sua opera nell’ultimo teorema di Fermat ricevette una medaglia dall’Institute of France e fu la prima donna ad essere ammessa a seguire le lezioni dell’accademia delle scienze. Gauss ottenne che le fosse conferita una laurea honoris causa, ma tragicamente Sophie morì di tumore al seno poco prima di poterla ricevere.

Cecilia Payne, astronoma inglese e naturalizzata statunitense, visse in anni ben più vicini a noi. Nacque nel 1900 e morì nel 1979. Effettuò vari studi sugli spettri in seguito ai quali dedusse che il sole fosse composto per il 90 % circa di H, ma il suo mentore, Henri Norris Russell, le suggerì di non pubblicarli. Secondo Russell infatti, le teorie di Cecilia erano sbagliate in quanto era convinto, erroneamente, che il sole fosse composto per lo più di ferro. Quattro anni dopo però fu Russell a pubblicare gli studi ed ad ottenere tutto il merito.

Fortunatamente la storia è un giudice imparziale, e le verità vengono a galla. Qualche anno più tardi, gli studi furono giustamente attribuiti a Cecilia, ma ciò non comportò alcuna nota di demerito per Russell che continuò indisturbato nella sua ‘brillante’ ( se così vogliamo definirla) carriera di astronomo fino alla morte.

Jocelyn Bell Burnell, astrofisica britannica, scoprì insieme al suo collega Anthony Hewish la prima pulsar. Fu proprio lei ad intercettare una radiazione che si scoprì poi provenire da una stella di neutroni che ruotava ad altissima velocità. Comunicò la scoperta ad Hewish, che venne insignito del premio nobel per la fisica nel 1974. Il lavoro di Jocelyn venne ufficialmente riconosciuto, e le vennero attribuiti moltissimi premi. Ma Jocelyn, a differenza di Hewish, non ricevette mai il premio Nobel.

Lise Meitner, è una fisica austriaca nata nel 1878 e morta nel 1968. A causa delle sue origini ebraiche non solo dovette lottare contro i pregiudizi maschilisti, ma dovette affrontare anche le leggi razziali. Lavorò come ‘ospite non pagato’ per vari anni nel laboratorio di Otto Hahn, al quale doveva accedere dalla porta di servizio dato che a quell’epoca in Prussia le donne non erano ammesse all’università. Dopo anni di collaborazione con Hahn e corrispondenze con altri scienziati arrivò, nel 1939, a teorizzare la fissione nucleare e riuscì a calcolare l’energia liberata durante tale processo. Hahn fu insignito del premio Nobel per la chimica nel 1945, Lise non ricevette mai tale onore. Durante tutta la sua vita lottò per un uso pacifico della fissione nucleare e rifiutò di accettare incarichi di ricerca per la costruzione di una bomba atomica, nonostante le ripetute richieste dagli Stati Uniti. Morì nello stesso anno di Hahn, e l’epitaffio della sua tomba recita: “Lisa Meitner a physicist who never lost her humanity”. Aggiungerei io, Lisa Meitner, “ a physicist who never got the right reward”.

Nettie Stevens, è una genetista e microbiologa statunitense, nata nel 1861 e morta nel 1912. Essendo donna, studiò faticosamente incontrando molti ostacoli. Ironia della sorte, fu proprio lei a scoprire il cromosoma y osservando diversi insetti. Durante le osservazioni notò che le differenze nei cromosomi potevano essere collegate a differenze osservabili degli attributi fisici, come il sesso. Quindi individuò il cromosoma y nel verme della farina. Nel 1905 pubblicò il manoscritto “Studies in spermatogenesis with especial reference to the accessory chromosome“. Continuò l’analisi su molti insetti, compreso il moscerino da frutta (Drosophila melanogaster), che sarà poi studiato da Thomas Hunt Morgan (suo mentore e collega) che vincerà il premio Nobel per i “suoi” studi.

Nettie morì il 4 maggio 1912 a causa di un tumore al seno, e non potè mai beneficiare della cattedra di ricercatrice creata apposta per lei, né mai ricevette il premio Nobel.

La maggior parte dei libri di testo di biologia attribuiscono a Morgan la prima mappatura della posizione del gene nel cromosoma dei moscerini della frutta Drosophila melanogaster, ma ciò che viene spesso dimenticato è che era stata la Stevens a portare per prima il moscerino della frutta nel laboratorio di Morgan.

Un’ultima donna che non ricevette mai il premio Nobel per le sue scoperte fu Henrietta Leavitt. Nata a Lancaster nel 1868, lavorò ad Harvard come ‘donna computer’: il suo compito era quello di osservare e catalogare la luminosità delle stelle. Durante le sue osservazioni, fu in grado di elaborare il metodo delle cefeidi (che ci permette di calcolare la distanza di stelle delle quali conosciamo la luminosità, e che pone fine al “Grande Dibattito” riguardante l’appartenenza o meno delle galassie alla Via Lattea). Scoprì anche 5 novae. Sfortunatamente dovette trascurare gli studi a causa di problemi familiari e di salute. Morì di cancro nel 1921. Solamente quattro anni dopo la sua morte fu proposta per il premio nobel, tuttavia, non poté mai essere nominata, perché già morta. Le sono stati dedicati un cratere sulla luna e un asteroide.

Questi sono alcuni tra gli esempi più clamorosi in cui delle brillanti menti femminili hanno dato un contributo fondamentale alla scienza e hanno rivoluzionato il mondo senza ottenere però il giusto riconoscimento. Mi sembrava corretto condividerle con voi perché almeno voi possiate, nel vostro piccolo, elogiarle ed essere a conoscenza della verità dei fatti. Perché purtroppo, come diceva Hertha Ayrton, un’altra grande scienziata che visse a cavallo del Novecento, ‘an error that ascribes to a man what was actually the work of a woman has more lives than a cat.’ Triste verità.