Così e così

di Giuseppe Tramontana.

Prima scena, esterno notte: una Golf bianca si avvicina al cancello di una villetta. A bordo, un uomo solo. Capelli corti neri, occhiali dalla montatura quadrata, nera anch’essa. La Golf si ferma. Dai lati sbucano degli uomini che incominciano a sparare. Uno, due, tre, dieci colpi. L’uomo nell’auto non ha il tempo di reagire, il suo corpo traballa sotto i colpi, poi si rattrappisce e si accascia, il volto sfigurato, sangue sul petto, sulle mani, sul collo.
Seconda scena, in contemporanea: in varie abitazioni, prima un uomo, poi una donna, poi un altro uomo, poi una donna che sta attraversando il salotto, proveniente dalla cucina con un biberon in mano e persino un distinto signore dall’aria professorale, intento a scrivere su un foglio, seduto dietro una scrivania in uno studio illuminato solo da una lampada da tavolo, per un attimo sentono i colpi. Volgono lo sguardo verso la finestra. Capiscono che si tratta di colpi di pistola. Intuiscono che qualcuno uccide, che qualcuno è ucciso. Ma nessuno fa niente. Tutti proseguono nelle loro incombenze. Domani si vedrà.

ciaccio montaltoTerza scena, alba: una telefonata giunge al commissariato di Polizia. E’ stato trovato un corpo crivellato di colpi. Davanti ad un cancello. Arrivano le auto delle forze dell’ordine. Il cadavere è ormai freddo. Il delitto si è consumato varie ore prima, ma nessuno ha avvertito. Hanno aspettato che venisse trovato ‘casualmente’ l’indomani mattina.
Quarta scena: telegiornale del 25 gennaio 1983. Un giornalista da’ la notizia. Nella notte, presso la sua casa di Valderice, è stato ucciso il Procuratore della Repubblica di Trapani, Giangiacomo Ciaccio Montalto, aveva 41 anni. E’ la prima volta di un omicidio eccellente in provincia di Trapani. Nulla viene detto sul particolare del corpo rinvenuto solo la mattina seguente.
Quinta scena: riunione in Procura. Vari uomini delle istituzioni parlano discutono della situazione trapanese. La città ha 6 banche regionali, 28 provinciali e un numero indefinito di altre banche locali. A Trapani è concentrato il 40% di tutti i depositi della Sicilia. E’ un’anomalia. Questa è la pista da seguire, dice qualcuno. E’ qui che si annida il motivo dell’omicidio di Ciaccio Montalto.
Quinta scena: in una redazione giornalistica, qualcuno ricorda che Ciccio Montalto era uno che lavorava in strada, a contatto con i poliziotti. Ma qualcun altro, subdolamente, insinua: e se la mafia non c’entrasse nulla e si trattasse di un affare di donne? Perché?, chiede qualcun altro. Non so, risponde il primo, ma, si sa, le donne c’entrano sempre…
Settima scena: in un carcere, un uomo, scortato dai secondini, passando davanti ad una cella aperta, nota, all’interno, una figura conosciuta. Ciaccino se ne andò, gli comunica, sorridendo. Anche l’altro sorride.
Ottava scena, stanza in semioscurità. Un uomo, seduto di spalle in poltrona, parla al telefono. La Tivvù accesa. Era la memoria storica, qui a Trapani, dice. Lo so, dice l’interlocutore, all’altro capo. E aveva fiuto, uno sbirro fatto e finito ere, ci aveva le antenne per certe cose. E che non lo so?, risponde l’altro, come la storia della raffineria di Alcamo. Minchia vero è, conferma il primo, anche se lì, secondo me, c’entrano i cascittuna (informatori…). Eh, però, fa il secondo, comunque sbirro bravo era. Studiava tutti i movimenti bancari, infilava il naso dappertutto, ora anche questa storia di Siena. Lo sapevi che aveva chiesto il trasferimento in Toscana. Si era messo in testa che avevamo interessi pure lì. E non ce li abbiamo?, chiede l’uomo in poltrona, sì che ce li abbiamo, si risponde. Insomma era sempre a caccia di pìcciuli. Sempre, conferma l’uomo in poltrona. E poi dicono che i soldi non hanno odore, sorride.
ricordo_ciaccio_montaltoNona e ultima scena: un uomo su un balcone. Sotto di lui, una piazza, tanta gente, corone di fiori, macchine della polizia e dei carabinieri. Giungono delle auto blu, tutte il lampeggiante. Si fermano davanti al sagrato della chiesa. Scendono degli uomini armati che circondano l’auto in mezzo, quella da cui sbuca la figura di un anziano signore, a cui gli altri si stringono. Vih, macari Pertini vinni!, sussurra l’uomo sul balcone. Poi gira il capo verso lì’interno della stanza: Antoniè, veni a vidìri, c’è Pertini. ‘U prisidenti?, chiede una voce femminile. Sì, per il funerale. Uh, quanto traffico per un giudice morto: tanto sempre uno di loro è! Se era un povirazzu, a nessuno ci interessava!, sbotta la donna. E poi, aggiunge, ieri, al mercato, ho sentito dire che non è stata manco la mafia… La mafia: e dov’è? Sta storia della mafia va bene sempre per i continentali. Per quelli in tutto quello che succede qua in Sicilia c’entra sempre la mafia… Pure per cuocere un uovo: la mafia. Ma quali! Storia di fimmini è!