Com’è un eroe

di Giuseppe Tramontana.

In giro non ho trovato neanche una sua foto. Nemmeno una. Né sulla stampa né vagando in internet. Quindi non posso parlare della sua altezza, dei suoi capelli o del suo sguardo. Ma posso dire che era giovane Silver Sirotti. Perché a 25 anni, giovani lo si è. E lo si era anche nel 1974. Giovane e coraggioso. E altruista. Quel maledetto giorno del  4 agosto del 1974 lui si trovava sul treno Espresso 1486, più noto come “Italicus”.  No, non era un viaggiatore qualunque, un turista come tanti: lui, su quel treno ci lavorava, perché lui era un ferroviere da appena un anno e quella notte, su quel convoglio diretto all’inferno, lui svolgeva servizio di scorta. Quando la bomba esplose, aprendo il vagone come un scatola di sardine ed andando a prendersi la vita di undici innocenti, Silver si precipitò per aiutare i feriti. E lì, tra le lamiere arroventate e contorte,  i sedili ridotti in cenere, i bagagli e gli oggetti che si confondevano con i laceri umani, lì lo videro per l’ultima volta – la divisa bruciata, i capelli arsi, gli occhi rossi e piangenti per il fumo, gravissime scottature su volto,  gambe, mani – mentre cercava di aiutare i feriti a mettersi in salvo, cercava di estrarre corpi di vivi e morti da sotto l’orrendo, metallico ginepraio incandescente. Lì lo videro per l’ultima volta. Mentre cercava di aiutare i passeggeri,degli illustri sconosciuti. Altri uomini. Il prossimo. E lì lo videro sparire per l’ultima volta, ingoiato dall’ultimo ritorno di fiamma, dall’ultimo crollo, dall’ultimo atto di generosità.  Il 14 maggio 1975 gli venne conferita la medaglia d’oro al valor civile. Strade a lui dedicate si trovano a Forlì, la sua città, ed a Forlimpopoli. Un piazzale ed un giardino  gli sono stati intitolati rispettivamente a Cesena e Rimini, mentre alla Stazione di Bologna, al binario 1, c’è una lapide a lui dedicata. Ma, soprattutto,  sempre a Forlì, c’è un bellissimo parco che porta il suo nome. Neanche lì c’è una sua foto: nemmeno accanto alla lapide con  la motivazione della medaglia. Ma non importa. Andateci lo stesso, a visitarla. Vi sembrerà di stare non dentro un film, ma dentro una canzone. Una canzone di Francesco Guccini. Quella che fa: “Non so che viso avesse/ e neppure come si chiamava/ con che voce parlasse/ e con quale voce poi cantava/ quanti anni avesse visto allora/ di che colore i suoi capelli/ ma nella fantasia ho l’immagine sua:/ gli eroi son tutti giovani e belli.”