Come sarebbe potuta andare (e non ando’)

di Giuseppe Tramontana.

A proposito del clochard multato a Padova.

Come ormai tutta Italia sa, lo scorso 21 dicembre, alle 2.25 di notte, un paio di Vigili Urbani di Padova hanno elevato una multa ad un clochard che, intrepido, dormiva all0’addiaccio in una piazzetta cittadina. 100 euro. Il tutto in applicazione di un’ordinanza del sindaco leghista Massimo Bitonci. E questo, in pratica, all’indomani del colpo di spugna su 112 mila multe nei confronti di automobilisti indisciplinati: regalo di Natale, l’ha chiamato qualche giornale. Ma, per il clochard né doni né pietà. E’ fin troppo facile dare la colpa all’ordinanza di Bitonci. E le critiche non sono mancate. Giustamente. Ma, mi chiedo, i Vigili perché si sono comportati così? Dove hanno lasciato la capacità di giudizio, di discernimento? Dove hanno lasciato l’umanità? Nel suo piccolo, è il problema kantiano della responsabilità personale o quello arendtiano della banalità del male. In fondo, sebbene in milionesimo, è la questione dell’obbedienza cieca e formale alle leggi di cui si parlò a Norimberga nel 1945 o nel processo Eichmann nel 1961. Giacché anche per un funzionario dimentico della propria umanità, obbedire non è altro che la scelta di obbedire. E ciò lo rende servo, non servitore. Ecco, allora, che ho voluto riscrivere la scena della notte del  21 dicembre, aggiungendovi un ingrediente a buon mercato: il buon senso.   

Inappuntabili nella divisa blu scuro, cappelli d’ordinanza calcati in testa, passo fermo, i due Vigili Urbani scorgono da lontano, penetrando la gelida notte senza cuore, un ammasso informe. E’ riverso a terra, a ridosso di un muro. La piazza è deserta. L’orario – le 2.25 – non aiuta. Si avvicinano alla massa nera  a terra. Sembra un uomo. Man mano che avanzano il dubbio arretra. Diventa certezza. E’ un uomo, un clochard o, come dicono i più, un barbone. E’ lacero e sporco, intirizzito sotto una coperta rimediata chissà dove, a far da letto e per materasso  cartoni ruvidi e pochi stracci. Il poveretto è ai loro piedi. Si è svegliato, udendo il calpestio: a quell’ora della notte c’è sempre da temere un agguato vigliacco, ne muoiono tanti picchiati dalla gente, da ragazzi per lo più  di estrema destra,  che, non si sa perché, ce l’hanno con i più deboli e indifesi,  che colpiscono sempre dieci contro uno. Basta una martellata in testa nel sonno o una tanica di benzina e un accendino, e vai all’altro mondo. E lui, il poveretto che in questo mondo non ci sta benissimo, non per questo, e finché può farlo, sceglie l’altro, di mondo. Ormai i due Vigili sono arrivati davanti al giaciglio del barbone. Lui ha alzato il capo: meno male sono due Vigili, non dei molestatori o peggio. Li saluta con un cenno.  Uno dei due, quello con il mento più pronunciato e gli occhialini dalla montatura sottile e dorata, lo scruta, passandolo ai raggi x in tutta la sua amorfa lunghezza, poi scuote il capo. Si rivolge all’altro, quello più alto e segaligno:

“Cossa fèmo?”

“E che casso ne so?”

“Eh, secondo l’ordinansa, quea che te gò  mostrà stamatina, ci sarebbe da fare ea multa…”

Alla parola ‘multa’, l’uomo, insaccato negli stracci si sveglia del tutto, spalanca gli occhi, preoccupato:

“Multa?” tenta di intervenire.

“Ti sta bon!” lo rimbecca il segaligno, “Tasi che ghe pensèmo noialtri…”

L’altro obbedisce e tace.

“E ora? Cossa fèmo?” torna a chiedere quello con la montatura.

Il segaligno alza la testa, getta uno sguardo tutt’intorno. Il silenzio è pressoché assoluto: solo un ticchettio in fondo e delle voci che si rincorrono in lontananza:

“Direi di lassar perdere…” azzarda.

“E l’ordinansa?”

“ Ma cossa vuto? L’ordinansa xe ‘na puttanada… E poi xe il 21 dicembre, son le 2 e mezo de note, fa un fredo becco, ma chi casso se ne incuea?… Queo ga regalà un milione de euri de multe e noialtri fèmo ea guerra a sto povereto?”

“Te gha razòn,” conviene l’altro. “E poi sai cosa? Va ben l’ordinansa, ma, secondo mi, non bisogna metterci troppo accanimento… troppo zelo, ecco.”

“Son d’accordo,” fa il segaligno, senza staccare gli occhi dall’uomo che,  ai loro piedi, aspetta quasi implorante la loro decisione:

“Grazie, signori vigili,” biascica, grato. Poi si rivolge a quello con gli occhialetti: “Mi è piaciuto quello che ha detto sullo zelo. Sembra Talleyrand…”

“Sì, sì…” lo interrompe bruscamente l’altro “Moeghela con ste cazzate. Tu qui non devi starci: ghe xe ‘n’ordinansa che lo vieta. Hai capito? Per stanotte passa, ma domani smamma! Occhei?”

“Sì, ho capito. Grazie,” sibila il poveretto, mentre i due si allontanano, prendendo la direzione della stazione.

“Chi casso xe ‘sto Taglieran?” chiede all’improvviso quello più alto.

“Taglia che?”

“Taglieran. Ghe ga dito el barbon che ti somigli a Taglieran. Chi casso xe?”

“E mi che casso ne so? Sarà un zugador francese…”

“E tu somiglieresti a un zugador francese… sì, magari nero… l barboni non capisse un casso. Neanca de balòn.”

“ Alora, tutti voi juventini gavareste da esser barboni…”