‘CIAK’: “AZIONE”. C’ERA UNA VOLTA UN GENIO

di Noemi Lusi.

Qualche secondo e scompare un’anima… Un microsecondo e proprio non c’è più un punto di riferimento per il cinema intero, una pietra miliare del firmamento dei grandi di un’ Italia talvolta divisa, ma sempre unita dal e nel coraggio, sempre coesa nel dolore, sempre solidale con chi soffre…

Incommensurabile tristezza in Via dei Gracchi. Il grande Carlo Lizzani, noto regista dei nostri tempi, non c’è più. Dicono che scompare per sua volontà, ancora una volta, come sempre, abile artefice del suo destino, ancora sceneggiatore del suo copione, tristemente direttore di sé…

Era una persona che avrebbe voluto diventare scrittore e si è proclamato regista, che spesso, in più di un’occasione, amava sottolineare che un ragazzo dei suoi tempi viveva il cinema come dominato dalla figura dell’attore o da quella della casa di produzione, ma non certo da chi il film lo dirigeva. Era un giovane della sua epoca che, appartenente ad una famiglia della media borghesia, si era avvicinato a questo mondo, per sua stessa dichiarazione, attraverso  frequentazioni domenicali del cinema Barberini di prime visioni di film a prezzo ridotto.

Era amante della scrittura anche, ma non solo, perché abituato a vivere la passione nutrita dal padre che aveva il piacere di redigere articoli che venivano pubblicati sul Giornale d’Italia, la Tribuna, il Messaggero, giornali del tempo e perché aveva, da anima sensibile, saputo percepire il dispiacere vissuto dal genitore per non essersi potuto dedicare, a causa del suo lavoro, a questa attività in modo più intenso. Avrebbe voluto in qualche modo, per sua stessa asserzione, poter portare a compimento il suo desiderio.

Era una uomo che ad un’intervista del marzo 2009 aveva risposto che di progetti ne aveva tanti, sia cinematografici che per la televisione che riteneva un veicolo di prodotti di qualità e di ricerca.

Era un individuo consapevole che alla domanda relativa alla sua esperienza di partigiano rispondeva che, durante l’occupazione tedesca a Roma, già in contatto con amici più grandi di lui, provò a svolgere un’attività di resistenza, nell’ambito dell’organizzazione studentesca clandestina, diventando dirigente, organizzando scioperi e bloccando anche l’università, attività che fece maturare in lui interesse verso questa tematica tanto da costituire l’oggetto, nel 1951, del suo primo film ‘Achtung! Banditi!’ sulla situazione a Genova.

Era una figura che vedeva il cinema come qualcosa che richiede amore sviscerato e notevole sacrificio, forse proprio per la precarietà ad esso inevitabilmente connessa, che consigliava ai nuovi registi, per poter produrre a livelli di eccellenza, di rimanere assolutamente in ‘collegamento con gli altri linguaggi’, con quello dei pittori, dei musicisti, di curare la scrittura dei copioni per assicurarsi la possibilità di trovare consensi, di leggere molto, per poter scrivere in maniera ‘corretta, affascinante’…

‘Una persona serena, distesa, ti mette a tuo agio’ fu la definizione di Dario Fo di un paio di anni fa,

‘uno che conosce il cinema, che ama il cinema, non solo ma anche proprio un grande storico del cinema’ quella di Giancarlo Giannini, ‘un uomo colto e sensibile’ quella di Giuliana De Sio, ‘soprattutto un uomo vero’ quella di Giovanna Ralli, ‘mi piacque subito il suo stile, il suo modo di girare…’, quella di Michele Placido, un uomo che ‘ti dà una grande tranquillità’ nelle parole di Franco Nero, che ha ‘una classe tutta sua, tutta particolare’ secondo Stefania Sandrelli, ‘un regista che sapeva dirigere gli attori molto bene’ come asseriva Virna Lisi…

E’ questo uomo che oggi è venuto a mancare e che ha lasciato e lascerà un grande vuoto non solo presso i suoi familiari, il cui dolore rispettiamo e cui vanno le nostre più sentite condoglianze, ma anche presso il suo pubblico, non più giovanissimo, i suoi ammiratori, che ne hanno osservato le gesta, i suoi collaboratori che hanno avuto il privilegio di vivere ed assorbire la sua enorme esperienza, la gente comune che ne ha apprezzato il valore, gli studenti che hanno avuto modo di ascoltare le sue conferenze, il popolo italiano che è fiero di poterlo annoverare fra i propri grandi.

Ciao, Carlo! Grazie e … sarai sempre con noi.