“CAROL”, quella delicatezza che sfiora la perfezione

“CAROL”, quella delicatezza che sfiora la perfezione Book Cover “CAROL”, quella delicatezza che sfiora la perfezione

Ambientato nella New York  degli anni '50 e tratto dal romanzo “The price of salt” della scrittrice americana Patricia Highsmith, ”Carol” e' un' opera raffinata, dalla messa in scena sofisticata, che punta alla perfezione, cura in modo maniacale il dettaglio e porta in scena una storia d'amore forte maneggiandola con estrema delicatezza.

Piu' che di mélo sarebbe, quindi, meglio parlare di "sophisticated drama" e per quanto la lezione di Haynes possa in taluni momenti risultare leziosa come nel precedente "Lontano dal paradiso" e' doveroso in questo caso ammettere di trovarsi di fronte ad un lavoro per molti versi inappuntabile.

"Carol" e' delicato e forte, molto forte e molto delicato, fatto com’è di rimandi e di sottigliezze, di ribaltamenti, di attese, di sguardi  che si trasformano, in special modo nella sequenza finale, in cinema. Nell'unica scena di sesso - plastica, pittorica, bellissima -  Haynes sembra strizzare l’occhio a Tamara de Lempicka e alle moderne "femmes fatales" da quest’ultima ritratte.

”Carol” ci fa ricordare cosa sia l'amore e di come riusciamo a guardare quando siamo nello sguardo dell'altro. Lontana dai melo' sirkiani, sovrabbondanti di pathos nonché dal melo' di impianto classico (nonostante la sottile citazione da "Viale del tramonto"di Wilder)” Carol” e' opera trattenuta, introiettata, composta: laddove Sirk eccedeva facendoci scoppiare in lacrime, qui ci si emoziona e si piange in segreto.

”Carol” vive della fotografia prodigiosa del genio di Edward Lachman, un maestro, già collaboratore di Wenders per opere senza tempo come “Nick’s movie” e “Tokyo-Ga” e vive del coraggio delle due attrici, Cate Blanchett e Rooney Mara, quest'ultima davvero apprezzabile in un’efficace performance a togliere.

”Carol” non è un capolavoro. Non innova, non cambia il linguaggio cinematografico, non trasgredisce, non ribalta, è semplicemente una piccola stella, un bijoux estremamente cesellato che Haynes ha voluto regalare a tutti  coloro da sempre innamorati dell'amore, a coloro che nei sentimenti hanno sempre creduto e credono ancora. E' un soffio, un battito d'ali, un sogno (evanescente - fragile - incantevole) lungo 118 minuti.

regia Todd Haynes, anno 2015

Giusy Paesano Jackman ha studiato storia e critica del cinema all’Università di Firenze.Ha collaborato con quotidiani e riviste di settore tra cui “Filmaker’s Magazine“,”Daily film festival”,”Liberazione“.Si e’ occupata di didattica cinematografica ed educazione all’immagine fondando nel 1998 “Visionaria“, associazione per la divulgazione del cinema d’autore nelle scuole.Ha scritto di Derek Jarman (“I sensi di Jarman“, ed. FMM, 2002),di Franco Maresco e Daniele Cipri’,di Raul Ruiz e Abbas Kiarostami. Si definisce “ape operaia nel mondo laborioso della visione”.