“Lo cunto de li cunti” di Basile rivive ne Il racconto dei racconti di Garrone

di Giusy Paesano Jackman.

“….è del poeta il fin la maraviglia,

chi non sa far stupir vada alla striglia…..”

G.B.Marino

Una personaggio in abiti circensi, tallonato dalla macchina da presa, ci introduce attraverso un ardito piano sequenza nel mondo di Giambattista Basile che con “Lo Cunto de li Cunti” (o Pentamerone) fornisce il materiale di partenza per l’ultima fatica del regista romano. La summa teologica della fabula popolare italiana, definita da Italo Calvino ”la raccolta dei sogni deformi di uno Shakespeare partenopeo” è dunque il terreno su cui si fonda un film ipertrofico e visionario, denso, caparbio, lutulento e nel contempo acceso di quella carica emotiva che tanto caratterizza il barocco nelle sue accezioni più significative. Un’opera che cita Fellini (in special modo quello del “Satyricon”) e il “Pinocchio” di Comencini pur nell’originalità di una messa in scena che trascina lo spettatore nei vortici di una visione linguisticamente stratificata.”Basile è un autore straordinario – peraltro il primo autore di fiabe in Europa – e le fiabe, come è noto, si muovono su archetipi e gli archetipi sono moderni per definizione. Il problema è stato scegliere le favole da mettere in scena, ma abbiamo poi deciso di dare al film una connotazione al femminile cercando di analizzare le ossessioni e i desideri che muovono le tre donne protagoniste mosse ciascuna dall’ambizione verso qualcosa. Ho lasciato infatti che i temi e i sentimenti fondamentali del libro vennissero mostrati in tutta la loro sorprendente modernità. Mi sembrava abbastanza naturale che dopo un film in cui partivo dalla realtà contemporanea nel tentativo di trasfigurarla (“Reality”), adesso facessi il contrario: partire da racconti magici per poi portarli in una dimensione più concreta e realistica” – ha dichiarato Matteo Garrone presente in questi giorni al Festival di Cannes.

Bisogna abbandonarsi al meraviglioso che il film reca con sè che è nel contempo il mostruoso e alla tensione speculare e oppositiva di molte inquadrature: la giovinezza è vecchiaia, la cupezza luce, il dolore gioia, la prigionia anelito alla libertà. Megere, orchi e negromanti possono in realtà risultare familiari, materni e vivi, quasi domestici; una strega salva la vita e allatta donando elisir di giovinezza, un insetto è oggetto di attenzioni da parte di un re rimasto bambino, a un drago pulsa il cuore che verrà poi cucinato e divorato da una regina triste mossa dall’ossessione della maternità in un meccanismo di fascinazione che continuamente ripropone il vitalismo del barocco con i suoi incantamenti e macchinerie.

Le prorompenti citazioni pittoriche spaziano dal Goya dei “Capricci” ai paesaggi dei vedutisti settecenteschi passando per le opere di taluni autori fiamminghi e sottolineano continuamente che il seicento è anche trionfo della luce – una luce che innerva sublima deforma ogni cosa – complice la maestria di Peter Suschitzky, storico direttore della fotografia di Cronenberg.

Le locations, tutte italiane, hanno comportato un lavoro di ben 8 mesi e sono state individuate con l’intento di restituire a luoghi reali un‘aura da teatro di posa senza pero’ togliere agli stessi la propria naturale vivezza.

Tra le locations ci preme segnalare le Vie Cave e il Bosco del Sassetto, in provincia di Viterbo che presenta un’atmosfera quasi magica con sentieri che si dipanano tra massi e rocce di varie dimensioni e maestosi alberi secolari. Il Castello di Roccascalegna in Abruzzo, il Castello di Donnafugata in provincia di Ragusa con il labirinto in pietra teatro di alcune delle sequenze più suggestive. Altra location è Castel del Monte in Puglia, edificio a pianta ottagonale dotato di una vista straordinaria, fatto costruire da Federico II di Svevia nella frazione omonima del comune di Andria, il castello di Gioia del Colle (Bari) anch’esso svevo-normanno, il castello di Sammezzato, nei pressi di Firenze, dimora del re di Roccaforte interpretato da Vincent Cassel e le gole dell’Alcantara.

Su questa falsariga lo scenografo Dimitri Capuani ha pensato per le sue ricostruzioni a una sorta di “iperrealismo dei luoghi” in cui si percepisse l’artificio ma che restituissero al contempo una flagranza quasi naturale”. Anche gli effetti speciali sono completamente indigeni, affidati alla società Makinarium di Roma ed anche su questo versante la componente artigianale si fonde con la tecnologia. ”Accasata in questi luoghi, per qualche magia, la fiaba acquista verosimiglianza. E nonostante la confezione internazionale e le star, non ci stupiremmo se, da un momento all’altro, i personaggi si mettessero a parlare nella meravigliosa lingua di Basile. Il racconto dei racconti sembra provenire da chissà dove, dall’alto di un immaginario senza tempo e dal profondo degli incubi di un grande regista. Un tentativo di re-incantamento del cinema, che spiazza e stupisce” (Emiliano Morreale).

“La scelta del cast è partita come sempre dalla fisicità degli attori, oltre che dalla loro indiscussa bravura”, spiega Garrone. “Salma mi pareva perfetta nei panni di una regina del Seicento spagnolo. Cassel mi sembrava potesse avere il doppio registro comico e drammatico, mi ricorda un po’ Gassman. Bebe Cave è stata una sorpresa,è stata l’unica attrice che ho provinato per il ruolo. Mi ha subito colpito, ma non pensavo potesse raggiungere il livello che poi ha toccato”.

Garrone ha voluto che il cast internazionale (britannico, americano, francese, messicano) approdasse in Italia per la realizzazione di un “fantasy” che avesse una personalità tutta italiana.”Volevo così mantenere ben solide le radici con le origini del mio Paese e il racconto di Basile”, spiega il regista.

La colonna sonora del maestro Alexandre Desplat contrappunta sapientemente i momenti di un progetto estremamente vissuto che ci riporta – seppur dolorosamente – all’infanzia,nel regno dello stupore, inermi di fronte al prodigio della macchina scenica.

Uno speciale plauso anche agli autori dei titoli di coda, opera d’arte nell’opera, che si presentano come sunti visivi dell’intero film in un‘alternanza cromatica di gialli e azzurri incisivi. Un‘opera sinestetica e coraggiosissima.

Da sentire con gli occhi, leggere con le viscere e con ogni senso – compreso il sesto – allertato e in divenire.

Titolo originario dell’autrice: IL RACCONTO DEI RACCONTI (Tale of tales). Matteo Garrone mette in scena “Lo cunto de li cunti” del partenopeo Giovambattista Basile”.

Regia: Matteo Garrone; genere: fantastico-drammatico; soggetto: tratto da “Lu cunto de li cunti” di Giovambattista Basile; sceneggiatura: Matteo Garrone,Edoardo Albinati, Ugo Chiti, Massimo Gaudioso; fotografia: Peter Suschitzky; montaggio: Marco Spoletini; effetti speciali: Andrea Eusebi, Elio Terribili; scenografia: Dimitri Capuani, Alessia Anfuso; costumi: Massimo Cantini Parrini; trucco: Diego Prestopino; durata:125 min; anno: 2015.

Cast: Salma Hayeck; Vincent Cassel; Toby Jones; Shirley Henderson; Bebe Cave; Stacy Martin; Christian Lees; Jonah Lees; John C.Reilly; Guillame Delaunay; Franco Pistoni; Renato Scarpa.

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