B. e la legge: i tre round

di Paolo Biondani.

A Roma la Consulta decide su un conflitto del 2010 con il tribunale di Milano: roba vecchia, ma se gli va male si avvicina la prima condanna definitiva (caso Mediaset). Meno di una settimana e arriva la prima sentenza Ruby. Altri tre giorni e la Cassazione decide in sede civile sul Lodo Mondadori. Insomma, il Cav. è nervosetto.

 Obiettivo prescrizione. Depurata dai funambolismi giuridici, la grande partita in programma domani nell’austero salone delle udienze della Corte Costituzionale (tecnicamente, un conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato) si gioca tutta sul solito problema di calendario: riuscirà Silvio Berlusconi a far annullare due gradi di giudizio già conclusi, cancellare la condanna a quattro anni già confermata anche in appello per la maxi-frode fiscale sui diritti tv di Mediaset, ripartire da zero con un nuovo dibattimento in tribunale e far durare questo processo-bis fino al luglio 2014, quando potrà essere finalmente dichiarato non punibile per prescrizione? La risposta a questa domanda, che è solo la prima delle tante emergenze giudiziarie che in questi giorni assillano il leader del centrodestra, non sarà immediata e diretta, ma passerà attraverso un quesito preparatorio, che è proprio quello ora in discussione davanti alla Consulta. Un interrogativo da giuristi che si può riassumere così: riuscirà la difesa di Berlusconi a far resuscitare un “legittimo impedimento” già bocciato da tutti i giudici i merito ma risollevato dall’ex governo Berlusconi in nome dell’imputato Berlusconi? L’impedimento, in pratica, è la giustificazione di un’assenza, che qualsiasi imputato può presentare ai giudici per chiedere di rinviare una singola udienza di un processo penale, invocando il diritto di assistervi di persona, oltre che attraverso il proprio difensore la cui presenza è comunque obbligatoria. Per i normali cittadini, il codice di procedura penale (articoli 486 e 488) considera “legittimo” il rivendicato “impedimento” solo in caso di «assoluta impossibilità di comparire», ad esempio perché l’imputato è malato grave o è bloccato da terremoti, alluvioni o altre cause di forza maggiore. I politici hanno un privilegio in più: possono accampare anche impedimenti parlamentari, elettorali o istituzionali. Quando il centrodestra era al governo, la maggioranza berlusconiana approvò una riforma extra-large sugli impedimenti politici, da concedere senza più limiti, che però fu bocciata proprio dai giudici costituzionali: la corte stabilì che anche gli imputati eccellenti devono presentare una giustificazione seria, non arbitraria, e motivare la necessità di assentarsi dal processo con un contemporaneo impegno istituzionale non rinviabile. Nella speranza di ridurre le polemiche, la corte costituzionale aveva inoltre invitato le difese dei politici a trovare un accordo con i tribunali sul calendario dei processi, in un clima di «leale collaborazione istituzionale», in modo da trovare un equilibrio soddisfacente per tutti: poter celebrare il processi in tempi ragionevoli ed evitare quelle date in cui ci fossero effettivi impegni governativi o parlamentari.L’unica udienza incriminata del processo sulle frodi fiscali di Mediaset è quella che si è svolta in tribunale a Milano il primo marzo 2011. La difesa di Berlusconi era già riuscita a far saltare le tre udienze precedenti per impedimenti politici e aveva accettato quel rinvio al primo marzo. Il 24 febbraio, però, il governo Berlusconi ha convocato all’improvviso una seduta del consiglio dei ministri proprio per il primo marzo. A quel punto il tribunale ha negato il legittimo impedimento, osservando che la difesa non aveva provato «la specifica e inderogabile necessità di sovrapporre i due impegni», cioè di riunire il governo proprio quel giorno: giustificazione non valida, insomma, perché altrimenti il politico di turno potrebbe sottrarsi a qualsiasi processo improvvisando sempre nuove giustificazioni. Il tribunale di Milano aveva precisato tra l’altro che quella data era stata scelta dalla difesa e accettata dai giudici dopo tre rinvii, proprio in omaggio al principio di leale collaborazione istituzionale. Da notare che un processo normale può sempre svolgersi in assenza dell’imputato, a meno che non sia lui a pretendere di essere presente, e che nei tribunali italiani vengono giudicati e condannati migliaia di accusati addirittura latitanti o irreperibili.
L’ESPRESSO, 18 giugno 2013.