Addio a Marco Pannella, rappresentazione corporea di scandalo e bestemmia della politica italiana

di Giovanni Puglisi.

       Pier Paolo Pasolini amava apostrofare Pannella come il rappresentante dello «scandalo e la bestemmia» della politica italiana.

     Cordoglio per l’uomo, ma detestabile come politico – soprattutto per la sua inaffidabilità, la sua incoerenza e il suo narcisismo politico -, è stato fatto passare per un campione di grandi battaglie per i diritti civili (divorzio, aborto, carceri, eutanasia, nucleare) e sociali.

     Ma prima che si proceda alla sua imminente beatificazione, soprattutto da parte di coloro che in queste ore si riscoprono suoi amici, qualche punto va precisato.

    Pannella è stato un radicale a tutto tondo e mai di sinistra: dal 1994 alleato di Berlusconi, è stato ispiratore di battaglie referendarie sì, ma per l’abrogazione dell’art.18 dello Statuto, insieme a Forza Italia e PRI (adesso, realizzato da Renzi) o per abolire il Servizio Sanitario Nazionale; o quello sul divorzio, in realtà promosso dai cattolici e poi respinto grazie alla mobilitazione di tutti i partiti laici, del movimento femminista e dai movimenti extraparlamentari.

     Padre padrone di un partito – fucina di pannelliani – ovvero, di un esercito di nullafacenti, pagati dalla politica – da Francesco Rutelli a Daniele Capezzone, da Marco Taradash a Marcello Pera, da Roberto Giachetti a Alfonso Pecoraro Scanio, da Giorgio Stracquadanio ad Elio Vito, poi riversatosi quasi tutto nella destra berlusconiana.

     E’ stato un attivista convinto della disobbedienza civile e della non violenza. Aver esposto e sottoposto il suo corpo ai continui digiuni e il suo incessante anticlericalismo lo hanno reso rappresentazione corporea di «scandalo e bestemmia» della politica italiana. Questo gli va dato atto, certo, ma Pannella è rimasto in fondo il politico dell’uno per cento, anche per la sua scarsa visione generale della politica. A cominciare sulla politica estera, per le sue posizioni filo israeliane e filoimperialiste degli USA. O altre assurdità come aver definito “combattenti per la libertà”, i terroristi islamici (armati dalla Cia) durante l’invasione dell’esercito sovietico in Afghanistan.

     Non ultimo, il suo attacco ossessivo rivolto alla partitocrazia. Non perché i partiti fossero corrotti al loro interno – non ne proponeva la questione morale – ma la sua sparizione, come forma partito, quella radicata nel territorio, nelle sezioni, per trasferirla nella sua personificazione per via mediatica. E non a caso, la sua degenerazione, con le sue passerelle televisive, oggi fanno di Pannella un precursore.

   Però, una cosa va detta, che lo differenzia dagli altri parlamentari di ieri e di oggi: nessuno, fino a prova contraria, potrà dire di lui “che era un politico che mangiava” .

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