Macbeth, l’ennesimo adattamento fumoso, maldestro e poco tragico

Macbeth, l'ennesimo adattamento fumoso, maldestro e poco tragico Book Cover Macbeth, l'ennesimo adattamento fumoso, maldestro e poco tragico

 

L'ennesimo adattamento cinematografico tratto dalla tragedia di Shakespeare che vanta precedenti illustri - da “Il trono di sangue” di Kurosawa (1957) alle straordinarie riletture che ne fecero Welles (1948) e Polanski (1971) - rivela aspetti lacunosi e momenti poco felici relativi sia alla messa in scena che alla psicologia dei personaggi,sbrigativamente tratteggiati, nonostante la presenza di attori dall’ indubbia sensibilita’ artistica come Michael Fassbender e Marion Cotillard. Quest’ultima,dai tratti morbidi e angelicati, risulta fuori luogo nei panni della vorace Lady Macbeth, perseguitata dai propri stessi incubi e dilaniata da sensi di colpa che la conduranno alla follia e ad un tragico epilogo. Tornano in mente durante la visione il volto fisiognomicamente adeguato dell’inglese Francesca Annis nel Macbeth di Polanski e le immagini del grande regista polacco. Persino David Thewlis, attore di grande eleganza, raffinatezza e presenza scenica, non risulta sufficientemente credibile nei panni del re di Scozia. Un’opera che sembra appiattirsi in una narrazione estetizzante e di facciata, poco sentita anche in termini squisitamente linguistici,che fa in troppi momenti ricorso al linguaggio dei videoclips.

La messa in scena è fumosa, in senso metaforico e letterale (ovvero letteralmente ammantata di fumo) elemento che, proponendosi come perturbante, finisce invece col disturbare la visione  non consentendo di centrare, inquadrare, focalizzare dettagli e personaggi che sembrano muoversi sulla scena privi di motivazioni precise.

Un adattamento, dunque, al quanto superficiale e maldestro da consigliare a chi non abbia ancora visto i capolavori - densi, famelici, visionari, visivamente presenti a sé stessi e carichi di una densità filmica tale da tradurre la tragedia in cinema - precedentemente citati.

Un’opera, dunque, complessivamente poco riuscita,ambiziosa nelle premesse ma debole negli esisti.

“Macbeth”, regia Justin Kurzel, anno 2015.

Giusy Paesano Jackman ha studiato storia e critica del cinema all’Università di Firenze.Ha collaborato con quotidiani e riviste di settore tra cui “Filmaker’s Magazine“,”Daily film festival”,”Liberazione“.Si e’ occupata di didattica cinematografica ed educazione all’immagine fondando nel 1998 “Visionaria“, associazione per la divulgazione del cinema d’autore nelle scuole.Ha scritto di Derek Jarman (“I sensi di Jarman“, ed. FMM, 2002),di Franco Maresco e Daniele Cipri’,di Raul Ruiz e Abbas Kiarostami. Si definisce “ape operaia nel mondo laborioso della visione”.